
È il giorno dell’Epifania quando incontriamo sul piazzale della parrocchia Franco, Roberto, Renato, Pier Filippo, Enrico, Marco e Cosimo. Si tratta di signori, ragazzi, “un gruppo di amici”, come si definiscono loro, e qualcuno forse ha già capito che cosa hanno in comune. Ancora un indizio? Indossano un giubbotto arancione catarifrangente. Stiamo parlando dei Carbonari, coloro che si occupano di mettere e togliere le luci di Natale in paese. Quando li incontriamo hanno appena terminato di toglierle. «Sono quarant’anni che accendiamo le luci l’8 dicembre e le spegniamo il 7 gennaio», dice Franco Olivero, uno dei senior, insieme a Roberto Bruno. Le luci di festa non sono infatti mai mancate nel periodo natalizio. Persino negli anni del Covid, rispettando le dovute misure di sicurezza, i Carbonari hanno portato avanti la tradizione. «Solo un anno non le abbiamo messe, come gli altri paesi del circondario, per via del risparmio energetico. Quella è stata l’unica eccezione», dicono orgogliosi.
Quest’anno festeggiate un compleanno importante, ma come avete iniziato?
«Tutto è partito dall’idea di un gruppo di amici di mettere le luci di Natale in giro per Monasterolo. Un tempo le luminarie erano molto più numerose, oltre alla chiesa e le strade centrali del paese, illuminavano via S. Anna, via Cavallermaggiore, via Savigliano e via Ruffia. Poi, negli anni, si è ridotto tutto. Ricordiamo bene quando, anni fa, Bastiano alle 11.45 in punto smetteva di lavorare con noi e andava da Luisella (l’attuale Caffè Speranza) a preparare pranzo per tutti».
In quanti avete iniziato?
«Circa una decina e anche nel corso degli anni siamo sempre stati più o meno quel numero. Qualcuno lo abbiamo perso e qualcun altro si è aggiunto».
Com’era essere Carbonaro una volta?
«Era tutto diverso – raccontano Franco e Roberto, i due volti storici, presenti sin dall’inizio – c’era l’usanza che i Carbonari si travestissero da Babbo Natale e andassero in giro a portare doni di casa in casa. In cambio le famiglie davano un’offerta. Un anno siamo anche andati nel reparto di Pediatria all’ospedale di Savigliano. La differenza più grande è, però, che una volta le luci le facevamo a mano».




