
Il comparto lattiero-caseario piemontese sta attraversando la cosiddetta “tempesta perfetta”. Da un lato, il crollo dei prezzi e l’eccesso di offerta globale mettono in ginocchio le stalle; dall’altro, un’intesa raggiunta al Ministero dell’Agricoltura tenta di blindare i primi mesi del 2026 per evitare il collasso di una filiera che in Piemonte conta eccellenze mondiali e numeri da leader nazionale.
Negli ultimi mesi, il mercato ha subito una brutta battuta d’arresto: il prezzo del latte “spot” è sceso anche a 28-30 centesimi, una cifra che rischia di trascinare al ribasso anche i rinnovi contrattuali, creando uno squilibrio tra costi di produzione e ricavi. Secondo il cavallermaggiorese Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, l’inversione di tendenza ha colto di sorpresa il settore dopo mesi di crescita.
«Le cause di questa crisi sono molteplici: un calo dei consumi dei prodotti trasformati, l’eccesso di offerta dovuto all’aumento della produzione a livello mondiale, la svalutazione del dollaro, l’incertezza legata all’applicazione dei dazi statunitensi, il ritiro di mercati strategici come quello cinese. Tutti fattori che hanno portato a una decisa contrazione dell’export», dice Allasia.
Il presidente di Confagricoltura Piemonte ha chiesto la convocazione di un tavolo regionale con l’assessore all’Agricoltura, Paolo Bongioanni per governare e regolare al meglio questa fase di mercato difficile, per evitare che il surplus di latte invenduto metta in crisi l’intero sistema produttivo.
Intanto, a dicembre, il Tavolo del latte convocato dal Ministero ha raggiunto un’intesa per il primo trimestre 2026. L’industria ha accettato di ritirare le disdette dei contratti, garantendo una soglia minima di remunerazione.
