Questa nuova rubrica si apre con la descrizione di un’opera che è stata esposta il 23 dicembre scorso durante l’evento Il tè di Natale.

Si tratta di un’opera a tema religioso realizzata da un pittore piemontese nella seconda metà del XVIII secolo rimasto anonimo. L’opera misura 108 centimetri per 79, è realizzata ad olio su tela e appartiene alla donazione dell’onorevole Domenico Chiaramello risalente al 1986 – di cui fanno parte libri, incisioni e dipinti, in tutto una sessantina di pezzi – ed è in buone condizioni di conservazione.
La rappresentazione – il riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto – si rifà a racconti tratti dai Vangeli apocrifi ed è la raffigurazione del viaggio compiuto dalla Sacra Famiglia per sfuggire alla strage degli innocenti ordinata da Erode.
In sogno san Giuseppe sarebbe stato avvisato da un angelo del progetto di Erode – ossia sterminare tutti i bambini dall’età di due anni in giù allo scopo di uccidere il neonato definito Re dei Giudei, della cui nascita era stato informato – e così la famiglia partì nella notte, in fretta senza prendere nulla se non qualche vestito per nascondersi in Egitto fino alla morte del re Erode – avvenuta intorno al 4 d.C. Secondo la tradizione questa fuga della Sacra Famiglia avvenne proprio nel mese di gennaio di circa 2000 anni fa, poco dopo la visita dei Magi ed è stata rappresentata in pittura da maestri come Giotto, Raffaello, Carpaccio, Rembrandt, Bruegel e Caravaggio. Anche in questo caso la scena dipinta dal pittore piemontese rappresenta la famiglia di Nazareth in un momento di riposo. Alle spalle un cielo cupo e nuvoloso ma non minaccioso che rispetta il momento di sacralità della scena. I colori dell’opera sono caldi – sia per il paesaggio che per gli abiti dei personaggi.
Si nota la Vergine Maria stanca del viaggio porgere il Bambino a san Giuseppe che lo prende tra le braccia con atteggiamento premuroso e protettivo.
Al centro il bambino indifeso e nudo, un simbolo di innocenza, povertà e umanità, allo stesso tempo la nudità è già un richiamo al sacrificio della croce dove il Cristo compare spogliato.
Vicino alla Sacra Famiglia sono presenti angeli.La curiosità che si nota è proprio legata a questi messaggeri divini che porgono cibo alla Madonna, frutti di cui era ghiotta: questo episodio viene narrato nei vangeli apocrifi, nel canonico di Matteo nonché in una Sura del Corano. Nel passaggio del Vangelo si racconta del momento in cui la Madonna esprime il desiderio di mangiare i datteri di una vicina palma ma i frutti sono troppo alti per essere raggiunti.
Qui si compie il primo miracolo del Bambino Gesù che avrebbe fatto piegare i rami all’albero per renderli più raggiungibili.
Nel quadro del pittore piemontese sono invece gli angeli a compiere un tenero e affettuoso gesto nel raccogliere i frutti della palma e porgerli alla Madonna per nutrirla ed aiutarla nel momento di stanchezza ma soprattutto per prendersene cura. Le mani con i frutti guidano lo sguardo dell’osservatore verso il bambino, a sottolineare l’importanza di questo dono seppur semplice ma ricco di significato. I datteri – in molte religioni – rappresentano vita e prosperità poiché crescono in condizioni difficili nei deserti. Ancora oggi sono frutti legati alle festività natalizie. Sono anche legati alla Resurrezione perché un tempo si credeva che la palma da dattero morisse nel generare i frutti per poi risorgere: appunto la palma è diventata simbolo di martirio e sacrificio.

