
Conoscere la storia per non ripeterne gli errori: con questo spirito, nella mattinata di venerdì 30 gennaio, il direttivo del Memoriale della Divisione Alpina Cuneense ha incontrato gli allievi delle terze medie alla Crusà Neira.
Un appuntamento di profondo valore civile che ha visto la partecipazione del presidente Aldo Meinero, di Lino Ravetto, Sandro Petracca e del sindaco di Ormea Bruno Ferrari, accolti dal primo cittadino di Savigliano, Antonello Portera.
Proprio il sindaco Portera ha aperto l’incontro con un’esortazione rivolta ai ragazzi: «Riflettete sul privilegio di vivere durante ottantuno anni di pace, una condizione che non ha precedenti storici e che in molte altre parti del mondo rimane ancora oggi un miraggio».
Il legame indissolubile tra il territorio cuneese e le penne nere è stato il filo conduttore degli interventi.
«Nella nostra provincia non c’è famiglia che non conti nel proprio passato almeno un alpino – ha spiegato Ravetto – perché questo corpo reclutava i militari direttamente in zona. Il prezzo pagato è stato altissimo: basti pensare che, nella tragedia della ritirata di Russia a Nikolaevka, su 15.000 partiti se ne salvarono soltanto 4.000».
Particolarmente toccanti sono state le testimonianze dei reduci proiettate in video, che hanno restituito la cruda realtà del fronte: il gelo a 45 gradi sotto zero, la fame e il dramma di divise e scarpe inadeguate.
«I feriti erano ovunque e imploravano aiuto, abbiamo dovuto abbandonarli», ha recitato la voce rotta dall’emozione di un reduce. «La neve era rossa di sangue e i carri armati schiacciavano chi era a terra. Mi sono finto morto per salvarmi», ha detto un altro.
Altrettanto vivido il ricordo di chi, pur tra le sofferenze, ha trovato l’umanità del nemico: «Alcuni di noi – racconta un altro reduce nella video intervista – hanno mangiato galline crude o addirittura la neve. La popolazione russa, pur essendo alla fame, ci è venuta incontro dandoci del cibo. Piangevo per tutti quei morti che vedevo dappertutto».
