
Se oggi l’oasi di Crava Morozzo è un paradiso di biodiversità e non una riserva di caccia, e se le sponde del Maira hanno barattato le discariche abusive con le passeggiate nel verde, gran parte del merito va a un signore, classe 1939, avvocato di professione e ambientalista per vocazione: Tomaso Lino Giraudo.
L’occasione per ripercorrere mezzo secolo di storiche battaglie è stata il primo appuntamento del ciclo di incontri promosso dall’associazione Attività e Cultura per Savigliano. Intervistato dalla presidente Rosalba Belmondo, Giraudo ha riavvolto il nastro di una vita passata a difendere il territorio, molto prima che l’ecologia diventasse una moda o una dicitura sui fondi europei.
Il primo “colpo di fulmine” ecologista di Giraudo assomiglia più a una ferita. Tutto è iniziato durante una gita scolastica al Maresco, davanti al tronco abbattuto di un albero monumentale. Quella sezione di legno, alta quanto lui, sembrava lamentarsi. Da allora, Giraudo non ha mai smesso di ascoltare la voce della natura, traducendola spesso in esposti alla Magistratura.
Negli anni ‘70, da vice pretore a Racconigi, l’avvocato saviglianese capisce che l’amore per l’ambiente ha bisogno di due cose: tutele legali e informazione. È l’epoca dei sacchi di rifiuti selvaggi lungo il Maira e dei prelievi abusivi di sabbia e ghiaia dal greto del fiume. Giraudo non ci sta: fa muovere La Stampa, allerta i giudici e, insieme a un gruppo di visionari, scrive sul periodico Natura Nostra.
Un giornale forse ingenuo, ma capace di risvegliare la coscienza ecologica dei saviglianesi. Il legame indissolubile tra Lino Giraudo e la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) si consacra nel 1977.
In un’epoca in cui le doppiette dettavano legge, Giraudo e l’associazione riescono a far nascere l’oasi naturalistica di Crava Morozzo, strappandola di fatto ai cacciatori. È stato il primo miracolo italiano della LIPU, un presidio di biodiversità che ancora oggi fa scuola a livello nazionale.
La difesa della bellezza, per Giraudo, non si è fermata agli alberi. Negli anni ‘60 denunciò i responsabili dell’abbattimento della chiesa della Madonna delle Grazie, e si oppose con fermezza alla trasformazione del teatro Milanollo in un cinema.
