
La Pastasciutta Antifascista, evento organizzato per la serata di giovedì 23 luglio dalla locale sezione Anpi in ricordo della pasta offerta a tutto il paese dalla famiglia Cervi nel luglio del 1943 alla caduta del regime fascista, è giunta quest’anno alla sua quinta edizione.
L’evento è però stato preceduto da polemiche sollevate a mezzo stampa sui giornali locali da una lettera inviata dal locale gruppo Fratelli d’Italia in cui si chiede al sindaco se sia opportuno concedere uno spazio pubblico che – testuali parole della lettera “parte della comunità percepisce come divisiva” – pur non mettendo comunque in discussione il principio dell’Antifascismo su cui si basano la nostra Repubblica e la Costituzione.In apertura della serata è intervenuta la presidente Anpi Chiara Ravera ringraziando l’amministrazione comunale per lo spazio ma domandando come possa ogni anno questa manifestazione – basata su principi fondamentali della libertà e democrazia – sollevare polemiche.
Sono intervenuti il sindaco Antonello Portera che ha voluto ricordare il pesante tributo di sangue pagato dai sette fratelli Cervi e dalla loro famiglia, il consigliere regionale Mauro Calderoni che a sua volta ha portato l’attenzione sull’importanza di manifestazioni antifasciste in un momento storico come quello che stiamo vivendo, non libero da idee che sembravano ormai confinate nel passato. È intervenuto anche il consigliere provinciale Davide Sannazzaro che ha voluto sottolineare quanto purtroppo un bell’evento sia stato preceduto da polemiche sterili anziché essere preso da esempio per l’orgoglio di essere antifascisti.
Durante la cena – preparata e servita a cura del Caffè Intervallo – si sono esibiti con canti popolari il duo Thefonseca mentre a seguire – introdotti a nome dell’Anpi da Marisa Chiavazza – sono intervenuti famigliari di alcuni partigiani saviglianesi.
A raccontare i loro ricordi tramandati sono stati Pierluigi Botto – il padre e il nonno avevano operato nelle brigate partigiane e preso parte agli scioperi della Snos nonché ad operazioni di sabotaggio, Margherita Surace – con la testimonianza letta da Marisa Chiavazza – con un ricordo del padre, partigiano con nome di battaglia “Volpe” incarcerato nella caserma Carando e infine di Giuseppe Giordano che ha portato un ricordo del padre partigiano della Brigata Giustizia e Libertà, insignito della qualifica di Patriota.
La serata è stata un momento conviviale ma anche di ricordo di fatti che non è così scontato siano confinati nel passato, soprattutto alla luce delle polemiche sollevate
