
Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario di Momentogiovani, un’esperienza nata nel 1996 che, in soli sei anni, ha lasciato un’impronta indelebile nel tessuto sociale e giovanile di Savigliano.
Tutto ebbe inizio dall’intuizione di un gruppo di animatori degli oratori cittadini. Sostenuti dai parroci dell’epoca (don Cesare Giraudo, don Mario Salvagno – e poi don Sergio Boarino – don John Berardo e don Corrado Picco) e dall’allora giovane viceparroco don Paolo Perolini, i ragazzi diedero vita a una sfida senza precedenti: trasformare il salone della chiesa “Madre Bonino” di Borgo Marene in una “discoteca” a ingresso gratuito.
L’organizzazione era una macchina perfetta, divisa in gruppi di lavoro: chi si occupava delle scenografie, chi dei cablaggi audio-luci (potenziati grazie al supporto della Banca CRS), chi della selezione musicale e chi del bar rigorosamente analcolico. Erano i tempi dei grandi volantini cartacei, dei Nutella Party in collaborazione con la Ferrero e di un modo informale di fare pastorale giovanile che vedeva scendere in pista persino i sacerdoti e le giovani suore della Sacra Famiglia.
Furono proposte serate divertenti ed originali nei temi e nelle proposte, tra cui anche alcune fuori sede (ad esempio sotto l’Ala, oppure presso Oasi Giovani, per un memorabile Capodanno di passaggio dal 1999 al 2000, all’insegna dello slogan “Capodanno per chi non ha Capodanno”). Momentogiovani non fu solo musica.
La prima grande vittoria fu sociale: portare l’intera città a vivere Borgo Marene, allora quartiere percepito come isolato e segnato da pregiudizi legati all’immigrazione.
La seconda sfida fu l’accoglienza: in quel cortile e in quel salone si incontravano giovani di ogni provenienza, ceto e reddito, anticipando di anni i temi dell’integrazione multietnica. Le regole erano poche ma ferree: niente alcol, niente fumo, rispetto totale delle strutture e della musica, scelta anche in base ai messaggi dei testi.
Lunedì 2 febbraio, a trent’anni da quel debutto, una trentina di “Ex Momentogiovani” si sono ritrovati all’Officina del Gusto per una pizza amarcord. Un incontro fatto di abbracci e ricordi, con la voglia di non disperdere quel patrimonio di amicizia nato tra cavi audio e riunioni notturne.
