
La scorsa settimana sono ufficialmente partiti i lavori di manutenzione straordinaria alla copertura del salone San Giorgio, un intervento necessario per preservare uno dei luoghi simbolo della vita sociale cittadina. L’operazione, che prevede una spesa complessiva di 15 mila euro, è stata affidata alla ditta Allasia di Cavallermaggiore. Il compito degli addetti sarà quello di ripassare accuratamente i tetti di un edificio che, al di là di alcuni miglioramenti strutturali interni, non riceveva un restyling esterno da diversi decenni.
L’ultimo grande intervento risale infatti ai primi anni ‘90, sotto l’amministrazione guidata dal sindaco Grande. In quel periodo, il Comune era alla ricerca di uno spazio versatile e idoneo per ospitare spettacoli, convegni e attività comunitarie. La scelta ricadde naturalmente sul vecchio cinema San Giorgio, un immobile di proprietà comunale sin dal lontano 1933, anno in cui fu acquistato dalla Società Operaia Agricola.
Grazie a quella ristrutturazione, che incluse l’allungamento del palco per permettere le recite delle compagnie teatrali, l’ex cinema si trasformò nel salone polivalente che conosciamo oggi.
UN SECOLO DI PROIEZIONI
Per gran parte del “secolo breve”, la vita culturale di Cavallermaggiore è stata scandita dalla presenza di due sale cinematografiche. Da una parte il San Giorgio, situato strategicamente all’angolo di via Turcotto, e dall’altra il San Michele, che sorgeva in piazza Vittorio Emanuele II proprio accanto all’omonimo oratorio. Mentre quest’ultimo, essendo di impronta parrocchiale, proponeva pellicole rigorosamente vagliate dalle autorità religiose e terminò la sua attività piuttosto presto, il San Giorgio rimase il punto di riferimento dei cinefili fino agli albori degli anni ‘80.
Le porte del San Giorgio si aprirono per la prima volta nel 1921, quando la struttura apparteneva ancora alla Società Operaia Agricola e la gestione era nelle mani di Alfredo Marzocchi e Lorenzo Brugiafreddo. Nel corso dei decenni, il testimone passò attraverso numerosi nomi che hanno fatto la storia locale: nel 1942 la gestione andò a Giuseppe Ghione, seguita nel 1949 da Giovanni Pilone e nel 1950 da Giovanni Aimerito.
L’EPOCA D’ORO, LE PIZZE E IL RITO DEL GIOVEDÌ
Un capitolo particolarmente vivo della memoria collettiva è legato agli anni che vanno dal 1952 al 1960, quando il locale fu gestito dai coniugi Leporati, giunti da Casale Monferrato.
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