
La Peste Suina Africana (PSA) stringe il cerchio attorno al distretto suinicolo cuneese. L’inserimento in “zona di restrizione I” di Bene Vagienna, Cherasco, Cervere e Salmour ha fatto scattare l’allarme rosso per un comparto che, a livello provinciale, conta circa 900mila capi. La questione è seguita con il fiato sospeso soprattutto nel saviglianese che, insieme al vicino fossanese, rappresenta storicamente una delle aree con la più alta densità e concentrazione di allevamenti dell’intera provincia.
Nel nostro territorio, la preoccupazione è palpabile: l’arrivo del virus comporterebbe danni incalcolabili in termini di blocco delle movimentazioni e deprezzamento delle produzioni. A farsi portavoce del malessere del comparto è Confagricoltura Cuneo, che chiede interventi drastici. Sebbene il virus non sia trasmissibile all’uomo e i capi negli allevamenti siano sani, le conseguenze commerciali delle restrizioni europee rischiano di essere devastanti.
«L’obiettivo oggi deve essere uno solo – dichiara in modo perentorio Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo e Piemonte –: abbattere il maggior numero possibile di cinghiali prima che le zone di restrizione si allarghino ulteriormente, aumentando il rischio che il virus entri negli allevamenti. Se ciò dovesse accadere, le conseguenze economiche, produttive e occupazionali per il comparto sarebbero gravissime».
Allasia pone l’accento anche sul tema dei ristori, sottolineando come gli ultimi indennizzi arrivati nelle casse delle aziende risalgano ormai all’ottobre 2024. Gli allevatori sono pronti a fare la loro parte, spingendosi fino a proporre una contribuzione economica volontaria per finanziare gli abbattimenti.
«Per proteggere questa eccellenza dell’agroalimentare – aggiunge il direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio – chiediamo alla Regione l’attivazione immediata di un piano straordinario di contenimento della fauna selvatica con il pieno coinvolgimento dei selecontrollori, sia in orario diurno che notturno».
