
Con l’inizio del nuovo anno, Giovanni Arcostanzo, figura storica del paese, ha ceduto il negozio di ferramenta e elettrodomestici, situato in piazza Castello, a Marcello Meli, 38enne residente a Ruffia. Proprio insieme ad Arcostanzo ripercorriamo il periodo storico dalla nascita dell’attività ai giorni nostri.
«Devo iniziare dai lontani tempi del dopoguerra – racconta – quando mio padre Giacomo (Giaculin) lavorava alla Fiat di Torino e mia madre (Domenica Bo) faceva la baby sitter. In seguito ai bombardamenti si trasferirono a Monasterolo dove abitavano già i miei nonni materni. Inizialmente i miei genitori si sistemarono in uno stanzone sopra la confraternita utilizzando l’acqua di una pompa situata in piazza. Convivevano senza difficoltà con i tedeschi che abitavano nello stesso locale. Mio padre riuscì nel frattempo ad aprire un primo laboratorio di riparazioni biciclette e poi iniziò anche a lavorare come gommista. Mia madre era in attesa di mio fratello Elio che poi sarebbe diventato sacerdote».
In che anno vi siete trasferiti nel negozio attuale?
«Nel 1951, anno della mia nascita. Il parroco don Iodio aveva concesso a mio padre un locale in disuso dove, con le notevoli modifiche avvenute nel tempo, risiede ancora il negozio di oggi».
Quando hai assunto la responsabilità dell’attività e in seguito a quali studi?
«Ho frequentato l’Avviamento in collegio ai Salesiani di Bra e poi i due anni della Scuola Tecnica sempre presso i Salesiani, ma a Valdocco di Torino in quanto il settore elettromeccanico a Bra non c’era. Gli anni del collegio sono stati difficili perché venivo a casa molto raramente. Nel ’70 ho iniziato a lavorare con mio padre in qualità di coadiuvante e poi nell’80 sono subentrato come titolare».
Quali sono stati i principali accorgimenti nel tempo apportati per migliorare il servizio?
«È molto importante essere attenti alle esigenze della clientela in base alla zona dove ha sede l’attività. Lungi da me dire di avere tutto, ma non deve mancare ciò di cui la gente ha bisogno. È importante creare una situazione di vendita superiore a quella offerta da un supermercato. Un piccolo negozio può continuare a sopravvivere se offre prodotti di qualità; un esercizio di prossimità ha ragione di esistere fino a quando ha la capacità di porre l’attenzione non solo a un potenziale cliente, ma alla persona stessa in quanto tale. Così ho cercato di fare nello svolgimento del mio lavoro. Poco per volta mi sono reso conto che rifornirsi come singolo negozio non sarebbe stato più competitivo e ho avuto l’intuizione di collegarmi ai grandi gruppi, uscendo dalla mentalità chiusa tipicamente piemontese».
