
Un addio sofferto, tecnico, ma politicamente amaro. Il Consiglio comunale di Savigliano ha approvato il recesso dalla Geac, la società che gestisce l’aeroporto di Cuneo-Levaldigi. Una decisione che non nasce da una volontà politica di disimpegno, ma da una stretta maglia legislativa che non lascia margini di manovra all’amministrazione.
È stato il primo cittadino ad aprire la discussione, non nascondendo il proprio rammarico per una delibera definita come «una di quelle che pesano di più». «Voglio che sia chiaro: la città di Savigliano non vuole abbandonare l’aeroporto — ha esordito il sindaco —. È una ricchezza strategica del territorio. Dobbiamo ringraziare la famiglia Merlo che, in un momento di difficoltà, sta continuando a offrire un servizio pubblico con fondi quasi totalmente privati. Purtroppo, certi parametri di legge non ci consentono più di restare nella compagine societaria».
Savigliano deteneva una quota minima, lo 0,26%, un valore simbolico ma politico, che permetteva al Comune di sedere in assemblea. «Oggi però — ha concluso il sindaco — il nostro compito di amministratori ci impone di seguire i principi stabiliti dalla legge. È una decisione obbligata». A fare chiarezza sugli aspetti normativi è intervenuto il segretario comunale, spiegando come il mantenimento della quota fosse ormai diventato indifendibile davanti alla Corte dei Conti. «Abbiamo provato a sostenere la tesi della strategicità della partecipazione — ha spiegato il segretario — ma la società ha registrato bilanci in negativo per oltre un quinquennio. Secondo il Testo Unico sulle società partecipate (D.Lgs 175/2016), vengono a mancare i requisiti per la detenzione della quota. La Corte dei Conti ci ha fatto capire chiaramente che dovevamo uscire. Votare contro il recesso significherebbe, per i consiglieri, assumersi una responsabilità patrimoniale diretta».
Nonostante il rischio tecnico, il fronte del Consiglio si è diviso tra chi ha accettato l’atto come “atto dovuto” e chi ha preferito astenersi in segno di protesta ideale. Il consigliere Maurizio Occelli ha annunciato la sua astensione: «Non me la sento di votare questa delibera. Sono sempre stato dell’idea di rafforzare le partecipate, non di dismetterle. Levaldigi è sul nostro territorio, è un pezzo della nostra storia». Di parere opposto, seppur con lo stesso amaro in bocca, il consigliere Alberto Pettavino (Progetto per Savigliano): «È una storia triste. Siamo una provincia industrializzata e con un PIL alto, ma siamo geograficamente “nascosti”. L’aeroporto era nato con una vocazione commerciale che non si è sviluppata come sperato. Voteremo a favore per evitare il danno erariale, ma con il cuore gonfio di tristezza». Anche la consigliera Giorgia Seliak (Spazio Savigliano) ha espresso dubbi, scegliendo l’astensione: «Condividiamo il dispiacere, ma non avendo potuto approfondire tutti i dettagli tecnici della Corte dei Conti, preferiamo non votare a favore».
Durante la seduta, il consigliere Massimo Actis ha ricordato i grandi sogni del passato: «Ricordo brochure che parlavano di espansioni da 100 milioni di euro e collegamenti ferroviari. Che fine hanno fatto quei progetti? Sono finiti nella nebulosa? Un aeroporto con queste rotte e questa struttura non può fare molto di più».
In chiusura, il sindaco ha cercato di lanciare un messaggio di speranza, citando nuovi progetti legati al fotovoltaico, alle officine di manutenzione per aerei e alla nuova tratta per Cagliari: «Non so se i grandi progetti avranno seguito, ma vedo qualche raggio di luce. Levaldigi sta cercando strategie nuove, come il cargo e la manutenzione, per attrarre compagnie. Anche senza il nostro 0,26%, il nostro sostegno morale non mancherà».
