Sono esauriti in pochi minuti i fondi messi a disposizione dalla Regione per le famiglie con un clikday aperto a mezzanotte. Sfoghi e commenti nello spazio delle Lettere al direttore da chi ha tentato di accedere al Bonus.
Di seguito riportiamo una testimonianza di Marco Biolatti, di Marene
Caro direttore,
irrompo in questo spazio per condividere con tutta la cittadinanza la personale amarezza per l’evoluzione di uno strumento di finanziamento pubblico denominato “Buono Vesta”, promosso dalla Regione attraverso l’uso dei fondi europei di sua competenza.
Come ben specificato nella documentazione messa a disposizione della Regione, il buono si concretizza in un contributo a fondo perduto alle famiglie con bambini 0-6 anni, utile a sostenere alcune spese legate alla crescita del bambino o della bambina (servizi scolastici, post-scuola, attività ricreative…). Per fornire un quadro di contesto, secondo i dati forniti nel rapporto 2024 del Gruppo CRC–Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, l’anno scorso in Piemonte risiedevano circa 165.500 minori con età compresa tra gli 0 e i 5 anni. Nulla di più nobile e in linea con la volontà politica e comunitaria di sostenere le famiglie, in un contesto odierno di precarietà e incertezza.
Quando si parla di finanza pubblica, ovviamente ci si scontra con i vincoli di bilancio e budget a disposizione. Per questa iniziativa la Regione ha deciso di destinare 10 milioni all’anno a partire dal 2025 fino al 2027. Tra i criteri di selezione, necessari per riuscire a stabilire delle priorità, l’Amministrazione Regionale ha deciso di utilizzare la discriminate dell’Isee, impostando tre fasce di contribuzione con un tetto Isee fissato a 40.000 euro. Commento che, secondo i dati forniti dall’Inps, il valore medio dell’Isee nel Nord Italia è fissato a 18.000 euro circa.
Fino a qui, a parte il personale dubbio sul valore massimo dell’Isee accettato, tutto ok. Aggiungo per dovere di cronaca che esiste uno strumento simile soprannominato “voucher scuola” sempre promosso dalla Regione per le famiglie con bambini e bambine frequentanti la primaria o secondaria. Nel 2025 sono state distribuiti 19 milioni di euro per finanziare 46.000 domande (a fronte di 115.000 domande). In questo caso il valore più alto dell’Isee che ha avuto accesso al finanziamento è stato di 18.000 euro circa (in linea con la media del rapporto Inps).
Per questo ultimo strumento, da qualche anno la Biblioteca di Marene supporta la Caritas e le famiglie marenesi per generare la domanda tramite il portale web regionale. Nel 2025 sono state presentate circa 10 domande (di cui tre finanziate, le restanti no per mancanza di fondi).
Oltre al differente bacino di utenza, la grande (e sorprendente in negativo) differenza tra questi due contributi è la modalità di assegnazione: il più “navigato” voucher scuola a scorrimento partendo dall’Isee più basso fino a quello più alto presentato, invece il Buono Vesta a sportello, ossia, in gergo popolare, chi prima arriva meglio alloggia. Semplicemente grottesco.
Negli anni Biblioteca di Marene abbiamo partecipato a bandi “a sportello”, e qualcuno l’abbiamo vinto (svegliandoci alle 4.00 del mattino per essere pronti a consegnare alle 8.30). Ma capisco questa modalità, fino ad un certo punto, per l’assegnazione di risorse ad enti pubblici e privati. Ma come detto prima, trovo veramente grottesca questa modalità per le famiglie.
Ma grottesco trovo anche l’orario di apertura dello sportello online: alle ore 24.00 a cavallo tra venerdì e sabato. Nei giorni precedenti allo sblocco della piattaforma, giustamente la Regione, i comuni e le varie realtà sociali hanno promosso la possibilità di usufruire dei servizi di assistenza informatica oggi attivi, tra cui i CAF o il facilitatore digitale. Nella mia decennale esperienza come volontario in questi mondi, non ho mai visto a mezzanotte questi servizi aperti. Lei direttore (e tutti i lettori)?
A Marene noi volontari ci siamo armati di buona volontà e abbiamo deciso di aprire la Biblioteca alle 00.30 per provare a dare una mano alle famiglie. Si sono presentati 4 nuclei con Isee tra la prima e la seconda fascia. Abbiamo provato ma non è stato possibile neanche fare una domanda: 50.000 utenze prima di noi in lista di attesa.
Mi sono sentito uno schifo guardare negli occhi i quattro padri e dire “i soldi sono finiti”, e mi sono sentito ancora peggio quando uno di loro mi ha lasciato una torta e una lattina di Cola comprate per via di una mia battuta fatta la settimana precedente. Mi sono sentito in colpa non essere arrivato prima dalla trasferta lavorativa a Roma. Il Freccia non può viaggiare più di 300 km/h.
Sabato mattina ho letto il comunicato della Regione e mi è venuto l’amaro in bocca: il 70,00 % delle richieste accettate (cioè che sono arrivate prima) sono giunte da famiglie con Isee compreso tra i 10 mila e i 35 mila euro. Neanche il 20 % le famiglie con ISEE sotto i 7.000 euro.
Non fa venire i brividi? A me sì.
Mi vengono i brividi perché come istituzioni, in cui mi inserisco anche io come rappresentante di una Biblioteca Comunale, presidio culturale e sociale volto ad abbattere ogni tipo di barriera all’interno di una Comunità, diamo un brutto messaggio: non dovremmo aiutare prima i nuclei più fragili? Non dovremmo ispirarci ai principi di proporzionalità e perequazione sanciti nella Costituzione Italiana?
Grazie per lo spazio concesso a questo sfogo.
