
Mentre cala il sipario sulle stagioni agonistiche, si riaccende il solito dibattito: dove far giocare tutti gli atleti? Negli uffici di corso Roma la risposta è tecnologica, ma il problema resta.
La novità è il passaggio al digitale: il Comune manda in pensione i vecchi metodi per l’assegnazione delle palestre affidandosi a un software da 12 mila euro per gestire le richieste via SPID e calcolare gli orari. La tecnologia, per quanto efficiente, non può creare spazio dal nulla.
Il sindaco mette le mani avanti: il software non risolverà la carenza di metri quadri. Il sistema sportivo cittadino resta in equilibrio precario, minacciato dalle dinamiche dei campionati maggiori: se il volley di serie A dovesse per qualche motivo “rientrare” da Cavallermaggiore, il ritorno in città manderebbe le palestre in congestione totale. Dopo il no alla copertura del campetto di corso Isoardi, l’unica speranza è il progetto del polo sportivo in via Becco d’Ania.
Tra algoritmi e sogni di nuovi impianti, la realtà è che le stagioni passano, ma gli atleti continuano a contendersi gli stessi spazi.
