
La comunità di Savigliano e la diocesi torinese piangono la scomparsa di don Pier Angelo Gramaglia, tornato alla Casa del Padre il 2 gennaio scorso all’età di 85 anni. Il sacerdote, che negli ultimi tempi era ospite della Casa del Clero di Torino, lascia un’eredità fatta di dottrina e di un’umanità schietta, capace di parlare sia ai grandi accademici sia alla gente semplice delle valli. Nato a Savigliano nel 1940, Pier Angelo Gramaglia mosse i suoi primi passi nelle scuole cittadine, prima di abbracciare la vocazione che lo portò all’ordinazione sacerdotale nel 1964.
Dopo le prime esperienze pastorali nel Torinese (Cantoira, San Maurizio e Nichelino), la sua vita si divise tra l’insegnamento e la parrocchia. Teologo finissimo e laureato in Patrologia, don Gramaglia è stato per anni docente presso il Seminario e la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale. Qui formò intere generazioni di preti, tra cui l’attuale abate don Alessandro Sacco, che lo ricorda come un professore capace di «andare fuori dal seminato» con perizia intellettuale, mantenendo sempre un saldo senso ecclesiale. Famose erano le sue polemiche nei confronti di alcuni dogmi della Chiesa, che contrastava apertamente. Appassionato di lingue antiche, don Pier Angelo conosceva a fondo l’aramaico, la lingua parlata da Gesù, e sapeva rendere attuale il pensiero dei Padri della Chiesa. Tantissimi i testi pubblicati sull’argomento.
