
Si è spento all’età di 94 anni alla Residenza San Giuseppe di Caramagna, Bartolo Gentile, elettricista cavallermaggiorese con la E maiuscola.
Classe ’32, dopo aver fatto la scuola di avviamento tecnico professionale a Savigliano durante il periodo della guerra, in via Macra mise in piedi un laboratorio con 9/10 ragazzi per il ribobinamento dei motori elettrici per conto della ditta Fimet di Bra. Tra i suoi operai c’era anche Mirella Bruno, sfollata da Torino con la sua famiglia a Cavallermaggiore, che diverrà nel gennaio del 1962 sua moglie.
Chiusa nel ’70 la parentesi lavorativa con l’azienda braidese, aprì con il fratello Domenico (specializzato in lavori idraulici) una società nel settore dell’impiantistica elettrica ed elettronica, poi passata nel tempo al figlio Roberto che ne ha raccolto l’eredità.
Bartolo, che ha smesso di lavorare solo a 70 anni, nonostante delicati interventi chirurgici che lo hanno perseguitato nell’ultima parte della sua vita, era un uomo che amava profondamente il suo lavoro e che ha insegnato la professione a generazioni di cavallermaggioresi e non solo. Tifoso sfegatato della Juventus che seguiva sempre nelle partite casalinghe allo stadio di Torino, era una persona seria che rideva poco, ma era apprezzato da tutti, in primis dai suoi dipendenti. Amava il calcio e soprattutto seguire le partite del figlio, nascondendosi in un angolo dello stadio, quasi per non disturbare le prestazioni di quel bomber, che a ogni suo goal cercava e trovava lo sguardo del padre, che gli aveva sì permesso di giocare al calcio anche ad un certo livello, ma in cambio aveva preteso quel pezzo di carta (titolo di studio) che per lui era il passaporto per il lavoro.
Da pensionato ha fatto un po’ di orto e giardinaggio, è andato a ballare il liscio con la moglie, ma la cosa che lo rendeva felice era andare nei boschi in montagna (al Bricco di Venasca dove aveva una casa) a raccogliere funghi, sua autentica passione che coltivava sempre al mattino presto.
