
La prima puntata della rubrica è stata dedicata alla Fuga in Egitto, opera di un pittore anonimo che ha realizzato un tema classico dell’arte.
Anche per il mese di febbraio proponiamo un pittore anonimo, in qualche modo ancora legato a un tema classico della pittura: il ritratto ottocentesco di un illustre personaggio
La persona ritratta è un saviglianese, per la precisione un benefattore, il notaio Francesco Antonio Lingua.
Facendo ricorso alla schedatura realizzata da Enrica Cavallero per il premio Ciro Martorelli nel 2007-2008, possiamo sapere qualcosa di più sia del personaggio che dell’opera.
Il soggetto del ritratto, il cavalier Lingua, fu notaio e operò anche come segretario dell’Asilo Infantile e nell’Opera Pia Casalis. Lasciò in eredità una considerevole somma con il suo testamento datato 10 gennaio 1873 all’asilo e all’Opera Pia ponendo la condizione che venisse denominata Casalis Lingua – fondazione benefica alla quale in città è stata dedicata una via. Questa istituzione nasceva allo scopo di promuovere educazione ed istruzione per individui poveri di entrambi i sessi istituendo tre premi di 500 lire ciascuno, detti “Premi di saviessa” – ossia premi di saggezza – che venivano consegnati ai ragazzi meritevoli in occasione della Festa della Madonna della Sanità.
Veniamo alla descrizione dell’opera: il quadro, olio su tela dalle misure di 107 per 90 centimetri, appare in ottime condizioni di conservazione ed è stato restaurato nel 1996 da Luisa Mensi.
Il volto del cavaliere è reso vivo con attenzione, il colorito dell’incarnato è naturale e lo sguardo è diretto verso l’osservatore. Si tratta di una posa frontale, decisa e autorevole – classico dei ritratti di personaggi illustri nella ritrattistica dell’ottocento – nessun particolare è casuale ma tutto contribuisce a caratterizzare il personaggio.
Il Cavalier Lingua è ritratto seduto su una poltrona in legno rivestita di un pregiato velluto rosso con un braccio appoggiato al bracciolo mentre l’altra mano appare appoggiata alla gamba. I colori prevalenti sono caldi e scuri in toni di marrone, ocra, nero. L’abito è elegante e al petto, sul lato sinistro della giacca nera appare appuntata una Croce di Merito, inoltre indossa un corpetto, camicia bianca e cravatta. Appesa al corpetto si nota una catenella di un orologio tenuto nel taschino. La sua figura di notaio e di personalità impegnata in un’importante carica pubblica è rappresentata dal documento arrotolato tenuto nella mano dal lato del braccio appoggiato alla poltrona. Il ritratto non vuole essere celebrativo solo della persona ma dona risalto alla posizione morale e sociale di stimato cittadino impegnato al servizio della sua città per perpetuare il ricordo della sua opera nel tempo.
Il quadro si presenta con una cornice dorata lignea decorata senza elementi barocchi ma molto sobria e lineare pur non essendo sottile.
Nel lato est dell’ospedale, nell’area che immette ad una scuola per infermieri, è affissa una lapide in marmo con venature marroni di 30 centimetri per 90 dove si legge: “Questa infermeria con locali annessi – venne costruita col lascito del notaro Cav. – Francesco Antonio Lingua che fu segretario – di questo Ospedale dal 1843 al 1874”.

