
La fatica nei campi, la vita nelle cascine e l’arrivo della meccanizzazione. È il mondo raccontato da Giancarlo Gili in “Soltanto Vita – La seconda metà del ‘900 nella campagna saviglianese”, il suo ultimo libro.
Saviglianese, classe 1953, oggi in pensione, Gili torna a una realtà che conosce da vicino, senza nasconderne la durezza, così come non nasconde la nostalgia verso un mondo che non c’è più. Al centro del racconto ci sono Marco e Lorenzo, che crescono nelle cascine della pianura locale mentre lo sviluppo economico comincia a trasformare il lavoro e la vita quotidiana.
«Allora, per quanto non sia passato così tanto tempo, si faticava davvero tanto», spiega, anticipando alcuni passaggi del suo settimo lavoro, anche questo – come gli altri – pubblicato con Fusta Editore.
Un passato che non viene idealizzato ma guardato con grande affetto, con la gratitudine ancora viva nei confronti di una mamma che lo ha spinto a studiare: «Per l’epoca era stata lungimirante portandomi a proseguire fino al diploma di perito elettrotecnico. Poi ho svolto il servizio militare e in seguito ho iniziato a lavorare come impiegato in esattoria, ma senza mai abbandonare del tutto il lavoro contadino». In quegli anni, la sera, dopo l’ufficio, aiutava suo padre: «Ero in simbiosi con mio papà», ricorda Gili.
Nel 2021 ha lasciato la cascina che la famiglia affittava in strada Monasterolo, dopo che era stata messa in vendita: «Ora vivo ancora in campagna ma con meno terreno, che ho destinato alla coltivazione della lavanda officinale. Il legame con la terra continua anche se in una forma diversa».
