
Dove un tempo si costruiva il futuro dell’agricoltura piemontese, oggi si prova a immaginarne uno nuovo: le serre della Margaria del castello, cuore della sperimentazione agricola voluta da Carlo Alberto di Savoia, mercoledì scorso, 15 aprile, hanno fatto da cornice alla firma del protocollo di avvio del Distretto del Cibo della Carne di Razza Bovina Piemontese.
Protagonisti i sindaci di Carmagnola e Racconigi, Ivana Gaveglio e Valerio Oderda, affiancati da amministratori, addetti e rappresentanti delle associazioni di categoria, in un primo passaggio istituzionale che punta al riconoscimento regionale e alla costruzione di una rete capillare con almeno cinque Comuni e un centinaio di aziende, limitrofe e non.
«Forti dell’esperienza del Distretto del Cibo del Chierese e Carmagnolese, abbiamo deciso di intraprendere questo nuovo accordo con caratteristiche diverse: avere un focus specifico significa valorizzare un’eccellenza riconosciuta, accompagnare un sistema che deve affrontare sfide continue, soprattutto sul piano della sostenibilità – ha dichiarato Gaveglio –. L’obiettivo è dare coerenza al lavoro delle imprese, garantendo qualità e capacità di affrontare le difficoltà di una produzione che richiede investimenti e attenzione, ma che può assicurare una programmazione futura solida e la continuità del settore».
Le ha fatto eco l’assessore all’Agricoltura Roberto Gerbino, che si è soffermato sull’ambizione del progetto «di andare oltre i confini regionali, con possibili ricadute sul turismo e sulle aziende familiari».
«Siamo in un momento importante, che non sostituisce il lavoro svolto fino ad oggi dai produttori, a cui va il merito di aver tenuto acceso il lumicino – ha affermato Oderda –. La carne di razza bovina piemontese è il nostro prodotto più iconico per storia, volumi e rilevanza economica, e non è un caso essere qui, dove già in passato si univano tradizione e ricerca: oggi riparte un percorso di valorizzazione e noi siamo i pionieri di questo processo».
Il primo cittadino ha poi evidenziato che i tempi sono serrati e che l’accesso a risorse nazionali ed europee può rappresentare uno stimolo concreto per gli allevatori, offrendo nuove opportunità e un ritorno economico anche alle piccole realtà della filiera, ribadendo che la collaborazione non è scontata ma fondamentale perché «da soli si fa poca strada».
«L’allevamento di razza piemontese ha attraversato anni difficili, è il momento di ritrovare coordinazione in una fase delicata, ma con segnali di ripresa del valore del prodotto», ha ricordato il presidente zonale di Coldiretti Enrico Vassallo, presente insieme al segretario Matteo Bono.
Anche il direttore di Ascom Savigliano, Giulio Giletta, ha espresso pieno sostegno all’iniziativa, mettendo in luce come operazioni di questo tipo siano fondamentali per dare prospettive alle imprese, rafforzandone consapevolezza e capacità di crescita.
