
Il tema del regime tributario per gli esercizi commerciali è stato al centro della riunione della Consulta per le Attività Produttive. Durante l’incontro, la responsabile del servizio tributi, Francesca Di Meo, ha illustrato le criticità derivanti da una normativa nazionale soggetta a continue rettifiche, che generano incertezza interpretativa soprattutto sulla determinazione delle superfici ai fini della Tari, la tassa sui rifiuti.
Di Meo ha spiegato l’approccio adottato a livello locale sottolineando che, nel Comune, si è cercato di individuare una linea che potesse tenere insieme esigenze diverse. Un punto della discussione ha riguardato la distinzione tra rifiuti urbani e speciali. Di Meo ha precisato che, teoricamente, chi produce rifiuti speciali non dovrebbe conferire frazioni al servizio pubblico, aggiungendo tuttavia una riflessione sulle difficoltà di classificazione.
«Normalmente cerchiamo di applicare le tariffe più corrispondenti – ha chiarito la responsabile – ma in alcuni casi, in assenza di licenza commerciale, è più semplice qualificare il soggetto come attività agricola. Sul fronte del compostaggio, applichiamo inoltre percentuali di riduzione comprese tra il 5 e il 20%».
L’obiettivo dell’Amministrazione resta quello di bilanciare il carico fiscale tra utenze domestiche e attività produttive, introducendo correttivi come l’abbattimento delle superfici non destinate alla somministrazione o lavorazione per contenere gli aumenti previsti per legge. Il dibattito ha registrato l’intervento di Filippo Monge, il quale ha dato voce alle istanze del comparto produttivo locale.
«Le aziende sul territorio chiedono regole chiare: mi riferisco a chi possiede ricoveri per attrezzi e deve sostenere spese che rischiano di tradursi in una forma di concorrenza sleale», ha evidenziato Monge.
Sulla stessa scia si è inserita l’osservazione del consigliere Massimo Actis, che ha puntato il dito contro l’eccesso di burocrazia che spesso complica la vita delle imprese anziché favorirle.
