
È stata necessaria quasi una settimana di silenzio, rotto infine dai messaggi di cordoglio oltremare, per dare un nome ai due giovani che giovedì 29 gennaio hanno perso la vita nel drammatico schianto sulla provinciale 156, all’altezza dell’incrocio con strada Gorra, poco lontano dal santuario della Sanità.
Si chiamavano Blendi Syla, 22 anni originario di Kurbin, e Robert Daçi, 21 anni di Mat. Entrambi cittadini albanesi, i due sono le vittime del violentissimo scontro frontale: il terribile impatto è avvenuto tra la Jeep Avenger su cui viaggiavano i giovani e un autocarro che procedeva in direzione opposta.
La scena apparsa ai soccorritori del 118 e ai Vigili del Fuoco è stata definita apocalittica: la Jeep era ridotta a un ammasso di lamiere contorte, tanto da rendere necessario un lungo e delicato intervento per estrarre i corpi dei ragazzi. Mentre i due occupanti del mezzo pesante (un uomo e una donna) venivano trasportati agli ospedali di Savigliano e Cuneo (la donna, in codice rosso, al Santa Croce), e un terzo connazionale a bordo della Jeep lottava per la vita, le autorità sceglievano la linea del massimo riserbo.
Un silenzio motivato inizialmente dalle difficoltà nel riconoscimento dei corpi, ma che col passare delle ore ha iniziato a nascondere dell’altro. A far trapelare le prime identità non sono stati i comunicati ufficiali, bensì i social media e i giornali albanesi, dove uno zio delle vittime ha annunciato il lutto, in attesa del rientro in patria della salma. Ma perché tanta cautela da parte degli inquirenti italiani? L’alone di mistero che circonda l’incidente si è infittito dopo il sopralluogo delle forze dell’ordine all’interno della Jeep Avenger.
Secondo indiscrezioni, nell’abitacolo sarebbero stati rinvenuti arnesi da scasso e altri elementi che fanno presumere il coinvolgimento dei ragazzi in azioni malavitose. Questo dettaglio ha cambiato radicalmente la prospettiva dell’indagine: gli inquirenti stanno ora cercando di capire se i giovani stessero pianificando un colpo nella zona, se fossero in fuga dopo un reato o se la loro presenza sul territorio fosse legata a dinamiche più ampie.
