
C’è un filo invisibile che unisce le estati cavallermaggioresi, un filo fatto di sei colori, tifo appassionato e sani sfottò di piazza. Questo legame ha una data di nascita ben precisa: il 1976. In quegli anni di grande fermento, un’idea semplice ma rivoluzionaria prese forma grazie a una giovane Pro Loco guidata da Mauro Mana, che era da poco uscito da Palazzo Garneri dove fino al 1975 aveva ricoperto la carica di assessore al Bilancio nella giunta del sindaco Maurizio Ferrero. In cerca di rilancio, l’associazione inventò il Palio dei Borghi di Cavallermaggiore.
Non servivano cavalli o armature medievali per fare la storia: bastavano la piazza del paese, la spinta dei rioni e tanta voglia di stare uniti. Insieme ai giovani che arrivavano dalle prime esperienze con il gruppo folcloristico e ad altri personaggi che avevano a cuore l’aspetto ricreativo della città come risorsa anche culturale, la Pro Loco creò il concetto di festa aperta alla gente.
Nacque così l’intuizione delle feste popolari organizzate dai singoli borghi, che dovevano fare da preludio ai giochi finali in piazza. Lì, ai sei rioni cavallermaggioresi in gara – quattro del concentrico e due delle frazioni – si doveva assegnare il magico drappo della vittoria con l’effige di San Giorgio. Il Palio divenne subito una cosa seria, pur mantenendo un’anima goliardica e genuina.
Si trattava di una gara popolare capace di decretare un vincitore, ma soprattutto di estendere il trionfo a tutto il rione e alla sua gente. La mitica prova del tiro alla fune, l’aspetto coreografico delle feste nei borghi che costituivano il vero spirito della manifestazione, e quel dualismo generazionale che dai personaggi più maturi si trasmetteva a figli, nuore e nipoti, facevano il resto in quelle storiche sere d’agosto. Se oggi, dopo mezzo secolo – e nonostante le tante difficoltà, le interruzioni dovute a un entusiasmo che a volte faticava a trovare interesse nelle nuove generazioni, le polemiche per le gare e le dure contestazioni – questa tradizione ancora sopravvive e ci si ritrova per giocare, significa che quell’idea nata nel ‘76 era decisamente vincente.
I SUCCESSI
La cronistoria di questo evento racconta infatti una prima fase durata ininterrottamente per dieci anni, dal 1976 fino al 1986. Il Palio fu poi ripreso nel 1995 per interrompersi nuovamente nell’anno 2000. Dopo un lungo stop di dodici anni la manifestazione è ripartita nel 2012, e dal 2013 in avanti è stata programmata con cadenza biennale, salvo per la pausa forzata nell’anno del Covid, arrivando così fino ai giorni nostri. Tra i borghi più titolati nell’albo d’oro spiccano Porta Sotera e il Foresto con 5 successi ciascuno, seguiti da San Bartolomeo e Borgo Macra con 4 vittorie, e infine Madonna del Pilone e Borgo Nuovo con 3 affermazioni a testa.
