
Venerdì scorso, il mondo dell’architettura e della storia locale piemontese ha salutato per l’ultima volta Giuseppe “Pino” Carità, stimato architetto e valente storico originario di Cavallermaggiore scomparso in città all’età di 78 anni, proprio a pochi giorni dal suo 79° compleanno.
Figlio del marmista Carlo e di Margherita Cravero, professionista poliedrico che ha legato la sua attività al recupero architettonico degli edifici storici, instancabile viaggiatore, ha unito per tutta la vita la passione per la valorizzazione del patrimonio piemontese a un’anima curiosa e aperta al mondo.
Carità ha avuto una formazione d’eccellenza a Torino, prima con gli studi al Liceo Artistico dell’Accademia Albertina sviluppando una sensibilità visiva e estetica e poi all’Università dove si è laureato (nel 1972) in Architettura con specializzazione in restauro dei monumenti.
LAVORO CHE ERA PASSIONE
Il suo nome è stato strettamente legato a interventi di grandi prestigio, su tutti la rinascita del complesso Carloalbertino di Pollenzo dove, non è stato solo il progettista, ma ha svolto il ruolo chiave di coordinatore di tutti i lavori di recupero dell’agenzia del borgo braidese. L’impegno sui complessi monumentali lo ha visto all’opera anche per il castello degli Acaja di Fossano, del maniero dei marchesi di Saluzzo a Carmagnola, della chiesa Castellana di Santa Maria del Rosario di Manta e anche del castello di Lagnasco.
Sempre sul versante del restauro architettonico ha eseguito complessi rilievi filologici per le strutture di Palazzo Madama (Castello di Torino), la Sacra di San Michele con delicati interventi sul monumento simbolo del Piemonte, ed il palazzo della Isotta Fraschini a Firenze. Anche a Cavallermaggiore ha lasciato la sua impronta con l’intervento sul castello dei Templari e poi per il progetto relativo al parco Sant’Agostino, inaugurato nel 1975 in un’area precedentemente occupata dal convento dell’ordine degli agostiniani e in parte dedicata alle coltivazioni per il sostentamento dei frati.
È stato inoltre autore di pubblicazioni e saggi spaziando dalle grandi monografie ai contributi specialistici inseriti in riviste di settore. E poi, sempre legato alla sua città, nel 1979 ha pubblicato il libro “Per i 400 anni della Misericordia” con relativa mostra (inaugurata allora dal presidente della Giunta regionale Aldo Viglione) in onore del quarto centenario della Confraternita dei Battuti Neri. Del 1990 il volume “Percorsi storici” scritto e curato con Enrico Genta, ingente lavoro che prese avvio in preparazione del convegno di studi, coordinato da Carità, nell’ambito delle attività della Società per gli Studi Storici Archeologici e Artistici della provincia di Cuneo, tenutosi a Cavallermaggiore nel 1987.
