
«Le scarse risorse a disposizione delle pubbliche amministrazioni rendono particolarmente difficile la condizione carceraria dei giovani, che in questi luoghi, dove sono rinchiusi a causa di errori commessi, dovrebbero trovare inclusione e lavoro, per facilitare il reinserimento nella società, ma spesso non è così».
Queste le parole di Bruno Mellano, ex garante per i detenuti, intervenuto alla presentazione del libro “18+1, diciotto anni e un giorno” scritto da Monica Cristina Gallo. Un volume dove l’autrice racconta la sua esperienza di lavoro a contatto con i giovani detenuti, prima nelle carceri minorili e, al raggiungimento della maggiore età, in quelle degli adulti.
Il libro è stato presentato nella serata di giovedì 11 dicembre nella sala Sant’Agostino della biblioteca civica, con gli interventi dell’assessore alla Cultura Roberto Giorsino, della direttrice della biblioteca Valeria Nigro e di Mariella Carta per la Cooperativa O.R.So. Ha aperto l’evento l’attore Claudio Montagna leggendo e interpretando alcuni passaggi del volume: ha esposto pannelli verso il pubblico con scritte e disegni per raccontare anche attraverso le immagini la condizione carceraria. Montagna ha portato la sua esperienza di attore proprio nelle carceri utilizzando il teatro come via di comunicazione con i detenuti che, attraverso l’arte, possono trovare una valvola di sfogo.
«Il carcere, anziché educare e riabilitare, diventa spesso un contenitore per solitudini in cui covare rabbia e sentimenti di rivalsa e ribellione contro una società che non aiuta ma punisce – ha raccontato l’autrice -. Succede che i detenuti rimangano in celle sovraffollate anche molti mesi, prima che entri un educatore». «L’Italia ha una condizione carceraria al collasso – ha proseguito Gallo -; cresce il numero dei detenuti sotto i 25 anni. Oltre 5000 ragazzi tra i 18 e i 25 anni arrivano in carcere e trovano condizioni inaccettabili, entrano in contatto con quella che potrebbe essere una “scuola di crimine” anziché un luogo di crescita e riabilitazione sociale. Io credo nei giovani e ho voluto capirli di più, guardarli con occhi diversi. Non dimentichiamo che la condizione disagiata delle carceri ha portato quest’anno a 76 suicidi».
