
L’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario regionale non placa le acque, anzi, riaccende lo scontro politico sulla linea Cuneo-Torino. Al centro della polemica c’è il mancato ripristino di alcune corse sopresse, una ferita aperta che per pendolari e studenti del territorio sembra non volersi rimarginare.
A farsi portavoce del malumore è la consigliera regionale Giulia Marro (Alleanza Verdi e Sinistra), che definisce il nuovo piano dei trasporti come una «nuova delusione» per la Granda. Il punto della discordia riguarda due treni specifici, cancellati durante l’emergenza sanitaria e mai più comparsi sui tabelloni: quello delle 4.19 da Cuneo, vitale per i lavoratori turnisti che devono raggiungere il capoluogo piemontese all’alba e quello delle 23.35 da Torino, fondamentale per chi rientra in tarda serata.
«L’emergenza è finita da tempo – attacca Marro – ma le penalizzazioni continuano. Ci trasciniamo tagli del 2020 come se fossero diventati la normalità, ignorando le esigenze di chi il treno lo usa ogni giorno per necessità».
La questione non è nuova. Secondo quanto riferito dalla consigliera, l’assessore ai Trasporti Marco Gabusi aveva stimato in circa 945 mila euro il costo annuo per riattivare i collegamenti. Nonostante un emendamento approvato all’unanimità dal Consiglio regionale (firmato dalla stessa Marro insieme al consigliere Claudio Sacchetto) che impegnava la Giunta al ripristino, i binari restano vuoti. «Mentre per le grandi opere come l’Asti-Cuneo o il Tenda le risorse si trovano sempre – denuncia la consigliera – sul trasporto quotidiano manca una programmazione seria».
