
Il futuro della sanità locale non è soltanto un progetto sulla carta, ma un percorso scandito da tappe burocratiche e investimenti che iniziano a toccare da vicino la quotidianità dei pazienti.
Questo è quanto emerso nel corso del recente incontro pubblico al Monastero della Stella di Saluzzo, promosso dai club Lions di Saluzzo-Savigliano e Scarnafigi-Piana del Varaita. Al centro del dibattito, il nuovo ospedale di pianura che dovrà servire i distretti di Savigliano, Saluzzo e Fossano, e l’operato della Fondazione OSSF, nata con lo scopo preciso di accompagnare questa transizione supportando le strutture attuali e quelle che verranno.
L’incontro, aperto dai saluti dei presidenti Lions Petra Senesi e Francesco Hellmann e dai sindaci del territorio, ha permesso di approfondire la missione della Fondazione attraverso le parole del vicepresidente Claudio Bertolotto. L’ente non si pone solo come un raccoglitore di fondi, ma come un osservatore attivo e un partner della sanità pubblica.
Secondo Bertolotto, l’obiettivo è costruire un sistema moderno e vicino alla comunità, inteso come patrimonio comune in cui l’unione delle forze tra cittadini e grandi realtà industriali locali diventa il motore per garantire cure tempestive e tecnologicamente avanzate. La struttura dell’associazione poggia infatti su nove fondatori legati al tessuto produttivo della zona, ai quali si sono aggiunti nel tempo istituti bancari (la Banca Crs) e altre industrie, a dimostrazione di come la credibilità del progetto abbia saputo catalizzare energie diverse.
Sotto il profilo scientifico, Baldassarre Doronzo, coordinatore del comitato tecnico dell’ente, ha ribadito la necessità di non concepire il nuovo ospedale come una “cattedrale nel deserto”. La progettazione si basa infatti su dati epidemiologici e demografici reali, puntando sull’integrazione delle eccellenze già presenti nei tre presidi attuali.
L’idea è quella di una struttura funzionale, capace di rispondere alle esigenze di un bacino di circa 200.000 persone, orientata verso l’umanizzazione delle cure e la sostenibilità ambientale. In questo senso, l’operato del Comitato Scientifico serve a garantire che ogni donazione si trasformi in strumenti di reale utilità clinica.
I medici responsabili dei vari reparti hanno illustrato i risultati già raggiunti grazie a queste sinergie: Cristina Granetto ha presentato l’ecografo dedicato alla diagnosi oncologica, mentre Silvia Tavera ha sottolineato l’importanza del progetto sulle trasfusioni domiciliari per pazienti fragili, un servizio che ha già visto il primo intervento lo scorso gennaio. Altri investimenti hanno riguardato il settore della Neurologia, con un nuovo ecografo presentato da Jacopo Battaglini, e il potenziamento del centro trasfusionale con nuovi sistemi di congelamento del plasma.
Per il 2026, l’orizzonte si allarga ulteriormente: la Fondazione ha messo in cantiere l’acquisto di un robot chirurgico, uno spirometro per la diagnostica respiratoria, un microscopio operatorio e un colposcopio digitale, oltre a un ecocardiografo dotato di intelligenza artificiale per il reparto di Cardiologia.
