
Dopo una battaglia legale durata quasi sedici anni, la vicenda della riqualificazione dell’ex cinema Ritz, oggi signorile complesso residenziale in via Muratori, segna un nuovo capitolo per le casse comunali.
Nelle scorse settimane, come ha velocemente accennato il sindaco Antonello Portera nel corso dell’ultimo Consiglio (presentando la questione all’interno di una variazione di bilancio), il Tar del Piemonte ha emanato una nuova sentenza in cui condanna l’Amministrazione a restituire circa 135 mila euro (oltre agli interessi e alle spese legali) alla società “Schiaparelli 10”, l’impresa che si fece carico dell’intervento di riqualificazione.
Si tratta della cifra originariamente versata a maggio 2010 per il rilascio del primo permesso di costruire che poi fu dichiarato invalido.
«Questa sentenza non mette a rischio la tenuta dei conti pubblici. La precedente Amministrazione aveva accantonato la cifra necessaria vincolandola all’avanzo d’amministrazione», ha spiegato Portera, incassando il parere favorevole di tutta l’assemblea.
La vicenda ebbe inizio nel 2010, quando la società ottenne il via libera per una ristrutturazione profonda con sopraelevazione dell’edificio. Tuttavia quel permesso decadde nel 2016 per il mancato inizio dei lavori nei tempi previsti, una tesi confermata dal Consiglio di Stato nel 2018 dopo vari ricorsi. Tuttavia, quando il Comune dichiarò ufficialmente decaduto il titolo edilizio, il cantiere era di fatto già concluso, il palazzo completato e abitato. Così, per regolarizzare la situazione, nel 2018 la società richiese un “permesso di costruire in sanatoria”, per il quale il Comune impose il pagamento degli oneri raddoppiati, come previsto dalla normativa (180 mila euro di oneri d’urbanizzazione e 143 mila euro per i costi di costruzione).
“Schiaparelli 10” sborsò quanto richiesto, ma chiese la restituzione della prima somma versata nel 2010, dato che quel permesso era stato annullato, sostenendo che mantenere entrambi i pagamenti avrebbe significato pagare due volte per la medesima opera. Il Comune respinse la richiesta, sostenendo che l’intervento realizzato non era quello autorizzato inizialmente, ma oggi i giudici amministrativi hanno dato ragione alla società.
