
Sabato e domenica a palazzo Muratori Cravetta il collezionista Fiorenzo Silvestri ha accolto i numerosi visitatori alla mostra “Klimt segno e visione”. Prima di spiegare i lavori esposti, ha ringraziato l’assessore alla Cultura Roberto Giorsino e l’amico Sergio Soave per l’opportunità di esporre in una sede così prestigiosa. Abbiamo approfittato di questo incontro per conoscere più da vicino il suo lavoro e la passione per l’arte.
Iniziamo con una nota tecnica: cos’è la collotipia?
«Si tratta di una tecnica che nasce con la fotografia a metà ottocento ed è un procedimento di riproduzione grafica di straordinaria complessità messo a punto dall’ingegnere e chimico Alphonse Poitevin nel 1855, poi perfezionato da Joseph Albert. Consente di ottenere stampe su carta con sorprendente fedeltà alla qualità pittorica dell’opera originale. Utilizza una matrice costituita da una lastra di vetro o cristallo: oggi avrebbe costi di realizzazione improponibili. Klimt la usòa dal 1909 al 1918 per una sua monografia di opere (una cinquantina) poi nel 1919 per realizzare i disegni erotici».
Come nasce la sua collezione?
«È iniziata per passione e non per studio o lavoro, infatti sono laureato in Economia. Ho frequentato per cinque anni una scuola d’arte illustrativa e ho reperito queste opere presso aste d’arte internazionali acquistandole con molti sacrifici. La mia è una collezione unica al mondo che copre tutto l’arco della vita artistica di Gustav Klimt».
Come si articola l’esposizione al Cravetta?
«Il percorso è costituito dalle tavole tratte da tre cartelle: la prima è la Das Werk von Gustav Klimt del 1918, con l’importante edizione di Hugo Heller; la seconda è la cartella Fünfundzwanzig Handzeichnungen del 1919, la terza è la Gustav Klimt. Eine Nachlese edita nel 1931. La prima cartella, corredata da un’insolita serie di simboli grafici, è stata progettata e visionata dall’artista, che morì però nel 1918, anno della pubblicazione. L’ultima, a oltre un decennio dalla sua morte (quando il movimento della Secessione viennese è ormai un ricordo lontano) è la dimostrazione dell’attrazione esercitata dalla sua opera. La mostra è completata da materiali fondamentali della Secessione viennese, tra cui la rivista Ver Sacrum, manifesti storici e le collotipie raffiguranti la platea del Burgtheater dai punti di vista di Gustav Klimt e Franz Matsch, offrendo una lettura critica del contesto culturale».
Le opere in suo possesso sono tutte esposte?
«No, ne ho altre. Però quelle esposte offrono una panoramica del percorso artistico completo di Klimt».
L’intervista prosegue sul Corriere in edicola.
