
Fino a pochi anni fa, incrociare lo sguardo con un oggetto volante non identificato tra le nuvole era roba da appassionati di fantascienza. Oggi, basta alzare gli occhi per rendersi conto che lo spazio sopra le nostre teste si è fatto più affollato. I droni hanno invaso i cieli. Ronzano come insetti tecnologici sui tetti delle città, volteggiano sopra i parchi, documentano eventi e catturano immagini mozzafiato da prospettive fino a ieri riservate solo ai piloti di elicottero. Ma in seguito alla recente nota diffusa dall’aeroporto di Levaldigi, che ricorda il divieto assoluto di far volare oggetti in prossimità dello scalo (vedi a fianco), e dopo il preoccupante episodio avvenuto in piazza a Savigliano, dove due ragazze hanno denunciato di essere state seguite da un drone, abbiamo deciso di fare chiarezza. Con il vicecommissario Luigi Piccinonno, ufficiale della Polizia Locale di Savigliano, pilota abilitato in possesso dei patentini necessari per il volo, proviamo a fare un po’ di chiarezza.
Chi acquista un drone deve registrare se stesso o il mezzo?
«C’è una distinzione importante tra l’operatore (chi possiede il dispostivo) e il pilota. La registrazione dell’operatore sul portale D-Flight è obbligatoria per tutti i droni che pesano più di 250 grammi. Se pesano meno, la registrazione serve comunque nel caso in cui il drone sia dotato di telecamera o altri sensori per dati personali, a meno che non si tratti di droni-giocattolo (come da classificazione normativa)».
Una volta registrati sul portale, cosa bisogna fare sul drone?
«Una volta registrati come operatore, si ottiene un codice univoco. In Italia D-Flight rilascia il QR identificativo, che è obbligatorio applicare su ogni mezzo utilizzato».
Quando serve invece il cosiddetto “patentino” di guida?
«Il patentino base (attestato A1/A3) è obbligatorio quando si pilotano droni con una massa pari o superiore ai 250 grammi. Sotto i 250 grammi, ad esempio per la classe C0, si può volare in genere senza patentino, ma il pilota è comunque tenuto a rispettare tutte le regole della categoria A1».
Queste regole valgono anche per chi usa i dispositivi per lavori più particolari?
«I requisiti più “leggeri” che abbiamo visto finora si riferiscono alla categoria Open, destinata soprattutto al volo amatoriale e a operazioni non complesse. Chi utilizza i droni per scopi professionali avanzati o in contesti più critici opera nella categoria Specific: qui servono patenti speciali, come l’Attestato di Pilota Remoto per Scenari Standard oltre a specifiche autorizzazioni dell’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile)».
L’intervista prosegue sul Corriere.
