
Petra Senesi non ama stare ferma. Psicologa, già assessora alla Cultura durante l’ultima Amministrazione di centrosinistra, oggi siede tra i banchi dell’opposizione come capogruppo della civica “La Nostra Savigliano”. Un ruolo che ha assunto subentrando a Giulio Ambroggio, l’ex sindaco purtroppo scomparso lo scorso anno dopo una malattia, il quale aveva rotto con i precedenti alleati per correre per un secondo mandato.
La politica è solo una delle mille passioni: già presidente del Lions Club Savigliano, già alla guida del circolo fotografico Imago, eclettica sportiva appassionata di padel e pickeball. Oggi è in campo per un’analisi politica dell’attuale Giunta con uno sguardo alle elezioni del prossimo anno.
Iniziamo dal suo ruolo: come cambia la prospettiva passando dai banchi della maggioranza a quelli della minoranza?
«Ciò che accomuna entrambi i ruoli è la responsabilità che si ha nei confronti della città. Essere in minoranza, per certi aspetti, ci obbliga a essere molto più attivi rispetto a sedere tra i banchi della maggioranza, dove generalmente ci si adegua alle decisioni prese dalla Giunta. Ovviamente, l’essere in opposizione non ti permette d’incidere come vorresti nel tracciare la direzione e si ha una visione più parziale di quello che accade in città».
Com’è stato subentrare a mandato già in corso, prendendo il posto di una figura storica come Ambroggio?
«Ero profondamente legata a Giulio, umanamente è stata davvero dura. Politicamente, è stata difficile perché, in alcuni casi, quando in Consiglio si faceva riferimento a discussioni precedenti, mi mancava il contesto storico. Un conto è iniziare un percorso tutti insieme, un conto è essere catapultati in un meccanismo già avviato. Per questo nei primi consigli ho preferito ascoltare e capire le dinamiche prima di fare interventi».
Veniamo all’amministrazione Portera. Che giudizio dà del loro modo di governare e di rapportarsi con voi?
«Su alcune cose c’è condivisione, specialmente sulle decisioni più significative che ci vengono comunicate con un po’ di anticipo. Su altri aspetti, invece, scopriamo le novità all’ultimo minuto, magari cinque minuti prima che vengano date in pasto alla stampa. Manca un po’ di precisione».
In che senso manca di precisione?
«Noto che, spesso, alle nostre interpellanze in Consiglio vengono date risposte molto generiche, che dicono tutto e niente: “Sì lo faremo”, “Stiamo valutando”, senza mai dettagliare cosa verrà fatto e quando. Serve più decisione. Un sindaco, a un certo punto, deve saper prendere decisioni per la città anche a costo di scontentare qualcuno, altrimenti si allungano i tempi per tutto».
L’intervista prosegue sul Corriere.
