
ll progresso – inteso non nell’accezione tecnologica e scientifica, bensì come miglioramento delle condizioni del consesso umano – procede attraverso tre stadi che nell’ordine sono: etico, giuridico, economico. E dunque una conquista sociale non può dirsi pienamente realizzata se, guidata dalla stella polare dei valori, attraverso le tutele e le garanzie della legge non approda all’indipendenza economica, vale a dire alla libertà di autonomia e azione.
Enrica Landolfi, avvocato, consigliere del Cda di Banca Crs e promotrice del convegno, ha raccontato a una numerosa e attenta platea l’ammonimento del padre, persona colta di mentalità conservatrice: «Ricordati che senza soldi tutti questi diritti sono solo teatro». Quella pragmatica verità in veste di aneddoto deve aver ispirato il titolo dell’interessante e istruttivo convegno organizzato dalla Banca Cassa di Risparmio, martedì 29 settembre alla Crosà Neira: “Il teatro della rappresentanza senza potere delle donne”.
Moderate da Clara Rocca, direttrice delle risorse umane, insieme a Landolfi al tavolo dei relatori sedevano Giuliana Cirio, direttore generale Confindustria Cuneo, e Anna Granata, docente di pedagogia generale e sociale all’Università di Milano-Bicocca.
I loro apprezzati interventi, diversi per gli ambiti di provenienza ma complementari e concordi nella finalità da perseguire, hanno intrecciato storia e politica (fu Teresa Mattei, partigiana e deputata più giovane dell’Assemblea Costituente, a far introdurre “di fatto” nell’articolo 3 della Costituzione), legislazione, società, costume, educazione, mondo delle imprese e del lavoro, richiamandosi a vicenda e svelando le tante sfaccettature del tema, quindi la sua importanza nel dibattito pubblico. Sull’origine politica dell’anacronistica divisione dei saperi ha fatto luce la professoressa Granata, autrice di un godibile saggio storico e sociale che antologizza alcune biografie emblematiche, “Ragazze con il portafoglio”: «Fu Gonella, il primo ministro dell’istruzione della Repubblica, a stabilire per legge una divisione dei saperi, col risultato di relegare per decenni le donne a ruoli di cura e formazione, lasciando che le professioni economiche e tecnico-scientifiche fossero appannaggio degli uomini. Per fortuna le nuove leve stanno rompendo questo schema che ha sempre agito da blocco per lo sviluppo sociale. Tutto ciò è stato un duraturo controsenso nel Paese di Maria Montessori e del suo principio di autonomia: insegnami a fare da sola».
Sul piano legislativo, ha ricordato Landolfi, la condizione subordinata della donna è stata superata solo in tempi relativamente recenti: «Non dimentichiamoci che fino al 1963 esistevano le clausole di nubilato, e che in passato una donna non poteva aprirsi un conto corrente senza la firma di un padre, marito, fratello. E che solo nel 1993 lo stupro è diventato reato contro la persona e non più contro la società».
Nel suo saluto introduttivo, il presidente Francesco Osella con velato e legittimo orgoglio aveva citato un dato: in CRS il 51% del personale è donna, e una buona parte ha chiesto e ottenuto il parttime. A ruota il direttore Emanuele Regis aveva sottolineato come, in 170 anni di storia, l’istituto abbia sempre mantenuto un forte legame con il territorio: «Non solo numeri e utili, ma l’aiuto e il supporto concreto ai soggetti, come le donne, che hanno maggiori difficoltà all’accesso al credito e a raggiungere una reale indipendenza economica. In questi tempi foschi, la sfida risiede in un cambio di paradigma: non più la massimizzazione del profitto, ma il giusto equilibrio tra ricchezza e sostenibilità sociale».
Nel dare l’abbrivio al dibattito Rocca, già presidente della Consulta Pari Opportunità del Comune di Savigliano e oggi consigliera nazionale AIDP, ha fatto presente che in Italia il tasso di occupazione femminile resta inferiore alla media europea, in un contesto peraltro contraddittorio: 15 milioni di donne inattive e la difficoltà delle aziende a trovare personale. Giuliana Cirio, la prima a raccogliere lo spunto, vede tempi lunghi per il giorno in cui le donne non saranno più un’esigua minoranza nelle posizioni di vertice: «Le poche donne al comando interpretano al maschile ruoli disegnati da uomini, quindi le differenze ancora non si notano. Potere – ha poi aggiunto Cirio soffermandosi sulla parola chiave del titolo – è una parola magnifica perché dà la possibilità di cambiare le cose. Come sarebbe bello se i permessi parentali fossero a metà. In questa fase storica personalmente sono per le quote rosa, perché gli obblighi normativi sensibilizzano».
Landolfi si è leggermente scostata rivendicando «non pari opportunità, ma analoghi strumenti per tutti», chiarendo inoltre che questa non è una battaglia tra generi: «Serve un’alleanza che parta dalla sfera privata, in famiglia». E alla propria, di famiglia, Granata ha fatto riferimento per la chiusura: «Stamattina, prima di mettermi in viaggio verso Savigliano, ho salutato i miei tre figli dicendo che sarei stata via per lavoro. Mi hanno domandato cosa venivo a fare e la mia risposta è stata: vado a fare la cosa che mi piace di più». In parole semplici, il quarto e ultimo stadio del progresso umano.
