
Le aziende della provincia di Cuneo si preparano ad affrontare l’ultimo trimestre del 2026 conservando un clima di cauta fiducia. Nonostante un moderato rallentamento dell’attività generale e la minore spinta dei mercati esteri, l’occupazione continua a mostrare segnali di tenuta. A preoccupare maggiormente il tessuto imprenditoriale locale torna però a essere il fattore costi, con marcati timori legati ai prezzi di energia, trasporti e materie prime.
È quanto emerge dall’ultima indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Cuneo, che registra saldi positivi su attività, occupazione e ordini per il quinto trimestre consecutivo. Nel settore manifatturiero le previsioni sulla produzione si attestano su un saldo netto del 6,5%, superiore rispetto alla media regionale piemontese che si ferma al 2,3%, mentre nei servizi l’indicatore locale raggiunge l’11,3%. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il 18,1% delle imprese industriali stima un aumento degli organici e il 5,2% una riduzione; nei servizi le attese di assunzione salgono al 21%. Sul fronte degli investimenti si registra una dinamica divergente: la manifattura mostra una lieve contrazione dei programmi significativi, che scendono dal 24,7% al 22,9%, mentre il terziario accelera passando dal 18,3% al 27,9%. Il tasso di utilizzo degli impianti rimane alto al 77,5%, sebbene cresca la quota di aziende che prevede di fare ricorso alla cassa integrazione, salita dal 4,1% al 6,5%.
L’elemento di maggiore criticità per l’economia provinciale riguarda l’impennata delle spese gestionali. Più del 73% delle imprese manifatturiere e il 75% di quelle dei servizi stimano nuovi aumenti dei costi energetici, con forti preoccupazioni estese anche alla logistica e all’approvvigionamento dei materiali.
«L’analisi congiunturale per l’ultimo trimestre dell’anno conferma la capacità di tenuta del sistema produttivo cuneese in una fase internazionale ancora caratterizzata da elevata incertezza – ha dichiarato il presidente di Confindustria Cuneo, Mariano Costamagna –. Le preoccupazioni legate ai costi dell’energia, della logistica e delle materie prime incidono anche sulla competitività delle nostre aziende, che dovranno sempre più dimostrarsi capaci di sostenere i percorsi di innovazione e di transizione digitale ed energetica, evitando che incremento dei costi e instabilità internazionale compromettano la propensione a investire».
Alle parole del presidente fanno eco quelle del direttore generale di Confindustria Cuneo, Giuliana Cirio, che ha evidenziato come le risposte delle imprese indichino che la tenuta dell’attività si accompagni a prospettive più favorevoli sugli organici, con la maggioranza delle realtà locali che prevede stabilità. Cirio ha inoltre aggiunto che il quadro degli investimenti va letto distinguendo i comparti, ribadendo che si tratta di segnali da considerare insieme alle crescenti pressioni sui costi e alla debolezza delle attese sull’export, fattori che rendono inevitabilmente più complessa la programmazione aziendale.
A livello settoriale, le indicazioni raccolte da Elena Angaramo, responsabile del Centro studi dell’associazione, confermano attese espansive per metalmeccanica, alimentare, edilizia e chimica-plastica, a fronte di una maggiore debolezza per cartaria-grafica, manifatture varie e minerali non metalliferi. Nei servizi spicca la tenuta di trasporti e logistica, mentre commercio e turismo prevedono una contrazione dell’attività.
