
Quattro giorni di cammino, tappe dai quindici a diciotto chilometri e un messaggio da portare: la malattia non deve e non può fermare la vita. Dal 6 all’11 ottobre, una delegazione dell’associazione Apistom La Granda ha percorso il Cammino di Oropa.
Partiti da Santhià, i camminatori hanno attraversato i sentieri e i centri di Roppolo, Magnano, Torrazzo e Graglia, fino a raggiungere il celebre santuario mariano. L’iniziativa, nata da un’idea di Mauro Stellino, presidente della sezione provinciale Apistom, ha visto protagonisti sei pazienti stomizzati. Insieme ad alcuni membri del direttivo, c’erano anche i registi Giovanni e Teresio Panzera, che hanno documentato l’intero percorso per realizzarne un documentario che verrà proiettato in futuro.
Oltre alla sfida fisica, iniziata subito con la pioggia battente della prima giornata, il viaggio si è distinto per la grande accoglienza istituzionale ricevuta lungo il tragitto: grazie a un’attenta organizzazione, in ogni singolo Comune il gruppo è stato accolto dai sindaci dei vari paesi con rinfreschi, doni e visite guidate esclusive. Il culmine dell’ospitalità si è registrato all’arrivo a Oropa, con il parroco che ha addirittura interrotto un battesimo per salutare con il giusto calore il gruppo di camminatori.
Tra i protagonisti di questa straordinaria avventura umana c’è Maurizio Sarcinella, 67 anni, da oltre trent’anni residente a Racconigi e membro del direttivo dell’associazione, che ha vissuto in prima persona un’esperienza destinata a lasciare un segno. L’obiettivo era lanciare un segnale di speranza.
«Il Cammino di Oropa è stato per tutti noi un percorso per far capire, soprattutto a chi affronta la malattia, che non ci si deve fermare. Nei limiti di ciò che la salute concede, si può e si deve continuare a vivere pienamente».
Il viaggio ha richiesto un’organizzazione accurata. Facendo base ogni sera al Santuario di Graglia – da dove un pulmino li prelevava al mattino per condurli al punto di partenza e li recuperava nel pomeriggio – i componenti del gruppo hanno condiviso camerate, momenti di fatica e reciproco sostegno. Di fondamentale importanza si è rivelato il ruolo dell’associazione sul piano del supporto psicologico.
«Quando ti dicono che dovrai mettere una stomia subentra la confusione e il terrore di non poter più fare nulla – dice Sarcinella –. Vedere invece persone che hanno già vissuto lo stesso percorso, che oggi guidano il trattore, fanno il bagno al mare, vanno in montagna o arrampicano cambia completamente la prospettiva. È capitato che alcuni pazienti in attesa di intervento, incontrando noi dell’associazione e vedendo che stiamo bene, abbiano poi affrontato l’operazione con molta più serenità. Sapere cosa ti aspetta dopo fa tutta la differenza».
Il racconto continua sul Corriere.


