
Continuiamo il nostro percorso alla scoperta delle figure dei primi sindaci che hanno guidato la città nel dopoguerra. Abbiamo parlato di Mario Franco, rimasto in carica un anno, a cui è seguito Giovanni Marino che è stato sindaco per ben 17 anni dal 1946 al 1964. Molto più breve il periodo di carica per il suo successore Evaldo Porro
l sindaco che l’ha preceduto è rimasto in carica ben 17 anni, lei soltanto due: come mai?
«Si, sono stato eletto il 12 dicembre del 1964 ma sono rimasto in carica solo due anni. Mi sono dimesso l’8 febbraio del 1966. Le mie dimissioni non sono state dettate da motivi politici, bensì da un motivo personale. Quando mi sono candidato vivevo e abitavo a Savigliano. Ero farmacista in piazza Santa Rosa, ma per motivi professionali mi sono dovuto trasferire a Bra dove ho continuato il mio lavoro di farmacista nella mia città natale».
Il suo nome è ricordato in città per essere stato tra i promotori e gli artefici del gemellaggio tra Savigliano e la città greca di Pylos
«Sì, il gemellaggio è stato voluto per rendere omaggio al nostro eroe concittadino Santorre di Santa Rosa che “a Sfacteria dorme” e proprio in quelle regioni diede la vita per liberare il popolo greco dai turchi. La città di Pylos è sulla costa di fronte all’isola dove Santa Rosa morì. La proposta del gemellaggio era stata avanzata in consiglio comunale dal sindaco Marino il 15 luglio del 1961».
Ci vuole ricordare qualcosa di più relativamente a questo gemellaggio?
«Si, certo: nel mese di luglio del 1962, mentre non ero ancora sindaco, avevo guidato una delegazione di saviglianesi in Grecia. La cerimonia del gemellaggio era avvenuta il 29 luglio con una posa della Corona d’Alloro dedicata all’eroe di Sfacteria nella piazza dei tre Navarchi a Pylos alla presenza di 200 sindaci locali. L’anno successivo la delegazione greca aveva ricambiato la visita e il 29 giugno del 1963 veniva ricevuta e in questa occasione si inaugurava la via Pylos».
A proposito di questo gemellaggio ha anche una curiosità, vero?
«Si, al momento dell’arrivo della delegazione ospitai a casa mia Klery Politu, la traduttrice simultanea che si occupò di fare da tramite con il sindaco di Pylos. Ci furono anche momenti di confronto e svago oltre ai ruoli istituzionali: la signorina Politu conversava nella sua lingua madre con mio figlio Carlo, al tempo studente di liceo classico, sulla fonetica greca»
Ha mantenuto i contatti con lei?
«Purtroppo no. Pochi anni dopo in Grecia si è instaurato il Regime dei Colonnelli e anche mio figlio ha ancora provato a cercarla ma senza successo. E non è l’unica persona che ho cercato per anni… un’altra persona avrei voluto rivedere e avevo pensato anche di cercarla a “Chi l’ha visto?”»
Chi cercava?
«Andiamo molto indietro nel tempo e non parliamo del mio ruolo di sindaco. Era il 1943 e mi trovavo a Roma come soldato dopo l’8 settembre. Era in corso un rastrellamento tedesco ed io sarei stato catturato se la mano di una donna non mi avesse preso e fatto salire sul tram di passaggio aiutandomi a scappare. Avrei tanto voluto incontrarla ancora… le devo la vita. Mi ricordo la sua voce che mi diceva: “Militare salta sul tram, copriti con questo pastrano e non muoverti, Ti dirò io quando sarai al sicuro”».
Suo figlio Carlo ha seguito le sue orme in politica?
«Si, è stato Consigliere comunale a Castagnito per 10 anni ed è stato anche sindaco, sempre di Castagnito, paese dove tuttora risiede».
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