
Continuano le interviste impossibili per l’ottantesimo anniversario della Liberazione. In questa puntata, scambiamo due parole con Giovanni Marino, sindaco dal 7 aprile 1946 fino al 22 novembre 1964
Lei è stato il primo sindaco eletto dai saviglianesi dopo il periodo bellico. Per celebrare la fine del conflitto ha pensato anche a una festa in grande, la Sagra del Grano…
Sì, è stata organizzata e voluta per dimostrare la volontà di ricostruzione basata sulla vocazione agricola della nostra zona. Per la 2ª Sagra del Grano, inaugurata il 10 agosto del 1952, ho ricevuto un telegramma dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi che diceva “Ing. Giovanni Marino sindaco di Savigliano, mentre Savigliano inaugurando fiera agricola artigiana riafferma tradizionale fiducia sua terra e virtù suo lavoro desidero cordialmente associarmi plauso organizzatori e auspico migliore fortuna economia cittadina
Ma in quel giorno inaugurò anche un altro importante manufatto…
Sempre quel giorno ho presenziato all’inaugurazione del ponte sul torrente Maira, quello per Monasterolo. Il precedente era stato portato via da una piena nel 1948: sono orgoglioso perché il mio nome compare sulla lapide affissa al ponte, scritta in latino e dettata dal canonico Giovanni Armandi. Il ponte è stato voluto dai frazionisti della zona di San Giacomo con una raccolta fondi di ben due milioni di lire
Anche abbattimenti: durante la sua Amministrazione sono stati abbattuti edifici che oggi sarebbero considerati storici…
Nel 1952 gli ingegneri Enrico Ravasio e Pietro Viotto hanno redatto un nuovo Piano Regolatore per un rinnovamento urbanistico. Un bene dal punto di vista della viabilità con costruzioni lungo i corsi principali. Per contro devo ammettere che c’è stata poca attenzione verso alcuni edifici e tra questi ci sono l’ex convento di Santa Caterina e il palazzo dei conti Santa Rosa. Oggi probabilmente l’attenzione dal punto di vista artistico sarebbe maggiore
Durante la sua Amministrazione si sono intraprese opere pubbliche e ci sono stati insediamenti importanti per il lavoro e l’economia?
Ho avuto particolare attenzione per l’asfaltatura delle strade di campagna, ho fatto consolidare fossati e alvei di torrenti, si sono costruite nuove scuole elementari e sono riuscito a portare in area saviglianese la Saint Gobain favorendo l’occupazione di numerosi cittadini. Poi posso citare la ex caserma Carando che l’Amministrazione ha voluto nel 1946 riadattare ad edilizia popolare alloggiando più di cento famiglie
Si è impegnato anche per lo stato di salute dei fiumi…
Oltre ai lavori per il ponte sul Maira nel 1950 mi sono impegnato con il Prefetto di Cuneo per il ripristino di quello di Santa Rosalia spazzato via dall’alluvione e sempre in quell’anno mi è stato possibile far riparare i ponti di Levaldigi e Vottignasco oltre a quello di Tetti Vigna; ricostruire i ripari sulla sponda sinistra del Mellea a difesa della Società Nazionale delle Officine Savigliano.
Parliamo ora di cultura e istruzione: lei ha avuto una parte importante nella rinascita del liceo cittadino…
Non intendo attribuirmi totalmente il merito: il liceo cittadino era rinato nel 1927 sotto l’amministrazione del podestà Annibale Galateri poi durante la mia amministrazione, insieme a quello che era allora il preside Antonino Olmo il liceo diventò statale. È importante ricordare che il nostro liceo aveva avuto tra i suoi studenti personaggi molto illustri tra cui Santorre di Santa Rosa e il poeta Guido Gozzano
Ha citato Santorre di Santa Rosa: con la sua amministrazione c’è stato il gemellaggio con la città greca di Pylos
La cerimonia del gemellaggio si è svolta alla presenza della delegazione ufficiale saviglianese nella città greca di Pylos il 29 luglio 1962. Il 29 giugno dell’anno successivo la delegazione di Pylos è stata da me ricevuta nella Sala Consiliare con una folta rappresentanza dell’Amministrazione Comunale
Lei è stato testimone anche di importanti avvenimenti nel campo religioso: può ricordarne un paio?
Tra questi citerei il terzo centenario dell’incoronazione della Vergine del Rosario la prima domenica di ottobre del 1953: qui ho avuto l’onore di tenere il discorso ufficiale dal palco allestito in piazza Santa Rosa. Qualche anno dopo ho potuto presenziare all’inaugurazione del nuovo asilo Sacro Cuore nei locali annessi alla parrocchia di San Giovanni. Sempre a proposito di scuola materna ho preso parte all’inaugurazione nel 1964 del nuovo asilo della Pieve
Un ricordo a cui è particolarmente legato?
Vorrei segnalare a fondazione della sede dell’Associazione Nazionale Alpini che ho contribuito a far nascere in città insieme a Clotilde Faramia vedova Luciano che è stata la prima madrina del Vessillo e al Capitano Vincenzo Stevano, veterano di guerra per l’Indipendenza
Durante la sua amministrazione era attivo l’ospedale militare: è vero che rischiava di chiudere o essere trasformato in infermeria?
L’ospedale militare era molto importante ma già nel 1949 si parlava di una sua chiusura. Ho fortemente cercato di difendere questa struttura facendo ricorso a mie conoscenze tra cui il conte Santorre de Rossi di Santa Rosa che era ben inserito in ambienti influenti della Capitale e sono così riuscito ad ottenere l’attenzione del segretario generale del Ministero della Difesa Ernesto Cappa che mi ha rassicurato sul fatto che questo declassamento non era previsto
Ha fatto ricorso a conoscenze altre volte?
Sempre per motivi importanti: si parlava di pesanti licenziamenti alla Snos di almeno 350 dipendenti. Tuttavia nonostante lettere, richieste di attenzione e le agitazioni i lavoratori sono stati lasciati a casa
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