
Cordoglio a Cavallermaggiore per la scomparsa di Filippo Procida, 69 anni, ex operaio mancato all’ospedale Carle di Cuneo dove era ricoverato da un paio di mesi in terapia intensiva. Filippo, nato a Palermo era giunto a Cavallermaggiore dalla Sicilia nel 1968 con la sua famiglia: il papà Giuseppe (detto amichevolmente in paese “il maestro”) la mamma Rosalia e le sorelle Mimma, Mariella a cui si è aggiunta in seguito Daniela.
Sul finire degli anni ’70 aveva trovato occupazione alla Saturn, una fabbrica di automobili che operava in un paio di capannoni (situati in fondo alla città in direzione di Torino), che un tempo erano adibiti all’allevamento del pollame, dove si costruivano pezzo per pezzo le Stutz Blackhawk, macchine speciali per il mercato degli States e degli emirati arabi, adatte a sceicchi e a dei Paperon dei Paperoni. Di quella fabbrica che era un luogo di lavoro importante per l’economia locale, oltre ad essere un semplice operaio, era anche il sindacalista, una persona che si batteva in quegli anni per i giusti diritti di tutti i suoi compagni di lavoro.
Archiviata negli anni ‘80 la parentesi con la Saturn, andò a lavorare a Caramagna sempre in una fabbrica, continuando ad occuparsi del mondo del lavoro, forte di una passione politica che lo spinse ad aderire negli anni ‘70 a Democrazia Proletaria, formazione della sinistra radicale italiana, nata nel ‘75 come coalizione e poi diventata partito che univa diverse componenti che non erano in linea con la politica praticata dal Pci.
Anche a Cavallermaggiore fu sempre presente alle iniziate messe in piedi da chi allora culturalmente offriva qualcosa di diverso all’opinione pubblica, basti pensare ai film d’essai proposti nel cinema San Giorgio, novità allora con pellicole che facevano riflettere.
Per tanti anni, la casa di Filippo è stato il bar Circolo, un locale dove si beveva birra, ci si divertiva e soprattutto si parlava a quattrocchi con la gente senza l’ausilio dei cellulari per i messaggi. Persona colta e istruita, mai vago, ma sempre preciso e chiaro nei suoi discorsi, ha vissuto l’ultima parte della sua vita in maniera appartata, dedicando le sue attenzioni agli amati gatti, senza mai disturbare nessuno da uomo felicemente libero.
