
La cornice di Cascina San Giovanni a Moretta ha ospitato, lo scorso 28 marzo, un momento fondamentale per il volontariato cuneese: la 69° assemblea provinciale dell’Avis di Cuneo. I rappresentanti delle 45 sezioni della Granda si sono riuniti non solo per fare un bilancio formale, ma per analizzare con onestà e lungimiranza i dati di un 2025 che ha registrato 22.770 donazioni complessive tra sangue e plasma. Sebbene la cifra segni un leggero calo rispetto all’anno precedente, il direttivo ha scelto di non leggere il dato in termini negativi, quanto piuttosto come uno stimolo per affrontare le sfide del ricambio generazionale.
Il presidente provinciale, il cavallermaggiorese Valentino Piacenza, ha analizzato con estrema chiarezza le criticità che l’associazione si trova a fronteggiare, puntando il dito sulla necessità di una comunicazione più incisiva e meno istituzionale.
«Ci sono criticità che sono note, specialmente sul tema della promozione – ha dichiarato con fermezza Piacenza durante il suo intervento – poiché da troppo tempo manca una campagna strutturata a livello regionale. Non basta più fare comunicazione formale; serve più incisività e bisogna ritornare a parlare alla gente in maniera diretta. Proprio per questo, chiederemo con forza alla Regione di attivare una vera campagna di sensibilizzazione che punti in particolare sul plasma, una risorsa sempre più preziosa».
Il cuore del dibattito si è poi spostato sulla necessità di ringiovanire la base dei donatori. L’invecchiamento della popolazione e la difficoltà nel coinvolgere le nuove leve rischiano, sul lungo periodo, di assottigliare pericolosamente la platea di chi può tendere il braccio. Secondo il presidente, la soluzione risiede sia nel reclutamento di nuovi volontari che nell’ottimizzazione dell’impegno di chi già fa parte della “famiglia” Avis.
«Sulla questione del ricambio generazionale, se ci sono sempre meno giovani che si avvicinano alla donazione, alla fine si riduce inevitabilmente la platea dei donatori – ha proseguito Valentino Piacenza – ma dobbiamo anche guardare a chi già dona. Se al posto di fare una sola donazione all’anno si riuscisse a farne due, otterremmo già un risultato straordinario con un incremento significativo delle scorte. Il nostro cammino deve però puntare senza sosta sul reclutamento tra le nuove generazioni, sostenendo concretamente i giovani affinché vedano nel dono del sangue un gesto naturale e fondamentale».
OSCAR GENEROSITÀ
L’assemblea non è stata solo un momento di analisi numerica, ma anche l’occasione per celebrare l’impegno umano attraverso la consegna dell’Oscar della Generosità.
