
L’arte non ha bisogno di “istruzioni per l’uso”. Arriva a chi la guarda. Emoziona, stupisce, piace o infastidisce e, qualsiasi sensazione evochi, non è mai sbagliata. La libertà che offre è senza confini e senza giudizi. Così è l’approccio anche nei confronti della danza e, in questo caso, dello spettacolo andato in scena domenica sera al Milanollo, all’interno della stagione del teatro saviglianese, per la rassegna #wespeakdance promossa da Piemonte dal Vivo. Un progetto che porta rinomate compagnie italiane e internazionali nei teatri di provincia, fuori dai circuiti consolidati, stimolando lo sguardo di un pubblico nuovo.
Una sfida che il teatro saviglianese ha accolto anche quest’anno con Vivaldiana, firmato dal coreografo Mauro Astolfi, tra gli autori più significativi della scena contemporanea europea. Da Roma, impegnato in uno dei suoi lavori di respiro internazionale, ci ha raccontato qualcosa in più della sua rappresentazione.
Abbiamo avuto il piacere di ammirare una compagnia di danza contemporanea che ha calcato teatri in tutto il mondo. Un’esperienza trentennale con protagonista, domenica sera, un gruppo di giovani artisti.
«Sì, in realtà l’età dei ballerini va dai 22 ai 45 anni, anche se per alcuni di loro non si direbbe e sembrano dei ragazzi. Ho fondato lo Spellbound Contemporary Ballet nel 1994 insieme a Valentina Marini. Da allora sono passate diverse generazioni di danzatori».
C’è un messaggio in particolare che Vivaldiana vuole trasmettere al pubblico?
«La chiave è lasciata in mano allo spettatore, perché si lasci trasportare dalla visione e dall’ascolto, vivendo e facendosi attraversare dalle emozioni che lo spettacolo suscita in lui. È la stessa vibrazione musicale che, abbinata al movimento dei corpi, evoca emozioni e sensazioni in chi osserva: sentimenti che possono essere differenti e del tutto personali».
E la scelta della musica classica?
«Ho lavorato con i più grandi compositori, da Vivaldi a Mozart, Chopin e Beethoven. Credo che la musica classica, più di altre, possa accompagnarsi perfettamente alla danza contemporanea: per questo scelgo le partiture dei grandi maestri. La musica da sola costruisce una serie di atmosfere e lascia allo spettatore la libertà di fare il resto, seguendo il movimento. Penso ad esempio anche al nostro spettacolo Rossini Ouvertures, sulle opere di Rossini».
