
Venerdì scorso, davanti a un pubblico numerosissimo, il legno ha smesso di essere testimone di naufragi per farsi voce di speranza: gli strumenti utilizzati dai musicisti della Piccola Orchestra dei Popoli sono stati realizzati recuperando i resti delle imbarcazioni dei migranti a Lampedusa, trasformando così simboli di pericolo in veicoli di bellezza.
Lo spettacolo, intitolato “Un viaggio di ritorno”, ha saputo unire la forza della letteratura alla potenza universale della musica, creando un ponte ideale tra le sponde del Mediterraneo. Nel corso della serata, l’impegno delle realtà locali è emerso attraverso le parole dei rappresentanti delle associazioni.
Chiara Degiovanni, intervenuta a nome di Noi con Voi, ha voluto condividere lo spirito che muove i volontari: «Siamo qui per raccontare e sostenere progetti concreti che stiamo portando avanti con dedizione a favore delle popolazioni della Tanzania e del Sudan, territori dove il nostro aiuto può fare la differenza tra la disperazione e la possibilità di un futuro».
Al suo fianco, Giorgia Gianoglio per ProTetto Migranti ha ribadito l’importanza della sensibilizzazione. Lo spettacolo è stato suddiviso in due momenti distinti ma profondamente connessi. La prima parte ha tratto ispirazione dal volume “Canto per l’Europa” del giornalista triestino Paolo Rumiz. Attraverso l’interpretazione della voce di Diana Bettoja, è stato proposto l’estratto “La Profuga”, una rielaborazione contemporanea del mito della fondazione dell’Europa. La storia di una giovane siriana, salvata da una barca di quattro uomini mentre fuggiva dal conflitto alla ricerca di un destino migliore, ha offerto una riflessione sulle radici stesse del nostro continente e sulla sua vocazione all’accoglienza.
La seconda parte della serata si è invece trasformata in un mosaico sonoro, dove le culture si sono incontrate senza barriere. Musicisti originari di Libano, India, Romania, Albania, Cuba, Turchia e Italia hanno dato vita a un dialogo armonico capace di spaziare dal tango alla musica araba, dai canti greci alla tradizione napoletana. Questi brani, eseguiti proprio con gli strumenti “usciti dal mare”, hanno dimostrato come l’arte possa unire in un’unica famiglia fedi e tradizioni diverse, abbattendo i muri del pregiudizio attraverso le note.
Il finale ha visto salire sul palco i rappresentanti delle associazioni For Africa e del Tavolo della Pace, che insieme a Noi con Voi e ProTetto Migranti hanno illustrato le prossime iniziative in programma sul territorio. Il momento di maggiore commozione è stato raggiunto con la lettura delle testimonianze dirette di persone che hanno vissuto sulla propria pelle il drammatico “viaggio della speranza” verso le coste europee. Le loro voci hanno restituito un volto umano ai numeri e alle cronache, ricordando a tutti i presenti che dietro ogni imbarcazione si cela un’esistenza in cerca di dignità e pace.
