
C’è stato un tempo in cui i ricordi non si accumulavano in una memoria digitale e ogni fotografia aveva il peso di una scelta. Si aspettava il momento giusto, si cambiava obiettivo, si contavano gli scatti e poi si attendeva ancora, fino a quando quelle immagini tornavano a vivere proiettate sul muro di casa attraverso le diapositive.
A riportare i cittadini dentro quell’epoca è stata la mostra “Analogico Amarcord – diapositive nel cassetto”, firmata da Rocco Agostino (classe 1948), ferroviere in pensione, storico fondatore del Circolo Fotografico Racconigese e da sempre appassionato di fotografia.
Per tre weekend, il Museo della Seta ha ospitato una selezione dei suoi scatti più significativi, realizzati tra gli anni Settanta e Ottanta, recuperati dagli archivi di casa e oggi esposti al pubblico.
«Quando ho ricevuto lo scanner a Natale, mi sono messo subito al lavoro – racconta l’autore –. Mi sono fatto aiutare da Riccardo Angaramo di Millefoto. Ringrazio inoltre Smaf Grafica per il supporto e la realizzazione della locandina».
Quel regalo si è rivelato decisivo: ha permesso di recuperare, digitalizzare e ridare vita alle sue diapositive, riportando alla luce immagini rimaste per decenni in archivio. È così che riaffiorano anche le memorie dei suoi viaggi, dalla Francia alla Sicilia, sempre con la macchina fotografica al collo. Rocco utilizzava una Pentax MX meccanica di fine anni Settanta, passando poi a una Super A automatica, mentre in tasca teneva sempre una piccola Minox per cogliere gli attimi più spontanei.
«Cambiavo spesso gli obiettivi – spiega –. Usavo lo zoom o un grandangolo da 20 mm, ma mi divertivo anche con un fish-eye arrivato dalla Polonia. Come pellicola sceglievo quasi sempre le diapositive Fuji a 50 ISO: erano perfette per ottenere immagini pulite e nitide».
