
Venticinque anni fa il mondo è stato segnato da una tragedia che ha cambiato il corso della storia: gli attentati dell’11 settembre 2001. Quella mattina, due aerei partiti da Boston vennero dirottati da terroristi di AlQaeda e scagliati sulle Torri Gemelle del World Trade Center di New York, provocandone il crollo. Un terzo aereo venne fatto cadere sul Pentagono a Washington, mentre un quarto fu abbattuto prima di raggiungere il suo obiettivo. Gli eventi dell’11 settembre colpirono profondamente non solo la popolazione americana ma tutto il mondo, che si unì in una ferma condanna agli attacchi realizzati dall’organizzazione terroristica.
In occasione di questa ricorrenza, abbiamo incontrato Marilena Rizzo, newyorkese e monasterolese d’adozione. Nata a New York, con la sua famiglia si è trasferita in Italia, a Genova, quando aveva 14 anni e lì è rimasta per cinque anni. Poi è tornata negli Stati Uniti dove pensava sarebbe restata, ma l’incontro con Michele Petruzziello, che poi è diventato suo marito, l’ha portata infine a tornare in Italia, scegliendo Monasterolo come luogo dove vivere e far crescere i suoi due figli.
Tutti noi in qualche modo ricordiamo che cosa stavamo facendo l’11 settembre, il giorno del tragico attacco. Ma lei era proprio lì ed è sopravvissuta come per miracolo.
«Nel 2001 vivevo a New York e lavoravo part-time nella Torre numero 2 mentre frequentavo ancora l’università. Dopo la laurea, avevo scelto di licenziarmi per realizzare un lungo viaggio in Europa, ma il mio responsabile mi aveva promesso che mi avrebbe tenuto un posto per tornare nel suo ufficio al mio rientro. Così, i primi di settembre ero tornata a New York e lunedì 10 settembre avevo ripreso a lavorare nella Torre 2. Per accedere alle Torri, occorreva scendere al piano sotterraneo per poi prendere l’ascensore per salire. Il mio turno di lavoro iniziava alle 9 del mattino, ma io avevo l’abitudine di fumare una sigaretta prima di entrare».
Dove si trovava nel momento in cui tutto è cominciato?
«La mattina dell’11 settembre, poco prima delle 9, mi trovavo sulla scala mobile diretta all’ascensore quando ho avvertito un tremolio sotto i piedi e così pure le altre persone che salivano e scendevano. Subito ho pensato che ci fosse un pericolo all’esterno, come una sparatoria. Quando però sono arrivata al fondo delle scale mobili, il panico mi ha travolto: tutti correvano alla cieca cercando l’uscita più vicina. Io sono corsa verso l’uscita che si affacciava sulla Torre 1, la prima ad essere colpita».
L’intervista continua sul Corriere di Savigliano.
