
Il futuro dell’aeroporto di Levaldigi si trova a un bivio, stretto tra le logiche di scala del trasporto aereo e le nuove dinamiche territoriali del Nord-Ovest. Nel dibattito che ha infiammato l’estate della politica piemontese attorno all’ipotesi di integrazione tra Sea e Sagat, lo scalo cuneese diventa il vero banco di prova delle intenzioni regionali.
Se la convergenza tra i colossi di Milano e Torino promette di ridefinire le rotte e gli equilibri industriali dell’intero sistema, la domanda riguarda proprio la sorte delle infrastrutture periferiche: Levaldigi, pur muovendosi su volumi e dimensioni ridotti, continuerà a rappresentare un presidio per il tessuto produttivo, turistico e logistico del Piemonte meridionale?
Il timore principale è che la nascita di un gigante aeroportuale tra Milano e Torino finisca per polarizzare traffico e investimenti, lasciando Cuneo ai margini. Per tanto, la sfida consiste nell’inserire Levaldigi in un disegno di rete coordinato, valorizzandone le vocazioni specifiche anziché abbandonarlo. Una partita che dipenderà molto dalle intenzioni della politica e dalla capacità del territorio di fare squadra
