
«Un anno fa ho ricevuto il cavalierato per il mio lavoro in aiuto alle donne tramite l’associazione Mai+Sole. Quando mi hanno dato il riconoscimento, ho pensato di offrire ai miei concittadini uno spettacolo. Inizialmente l’idea era di proporre un lavoro su Frida Kahlo ma poi, cercando in casa, ho trovato una scatola con fotografie, documenti, lettere. Erano di Clotilde Faramia, e questa serata parla proprio di lei, della sua vita, del suo amore per il marito Claudio Luciano e del suo impegno per le donne in difficoltà».
Così Adonella Fiorito ha esordito dal palco della Crusà Neira giovedì, introducendo l’evento “Essere Clotilde”, nato da una sua idea e portato in scena dalla voce recitante di Serena Fumero, accompagnata al pianoforte da Elena Ballario e al violoncello da Sergio Patria.
«A parlarci di una persona, per prima, è spesso la sua casa – le parole di Fumero -. Anche se è vuota possiamo notare gli spazi sul muro dove erano appesi i quadri, nei cassetti troviamo lettere e fotografie, le memorie lasciate. E proprio da una scatola sono emersi questi ricordi di Clotilde Faramia, carte ingiallite che grazie ad Adonella riprendono vita».
Sono così tornati a vivere, almeno per una sera, la bella casa in piazza Sperino dove viveva Clotilde, la musica e il pianoforte (che ora si trova a casa di Adonella). La Belle Epoque che iniziava e tutto pareva perfetto. Poi a un ballo, a Cuneo, l’incontro con quello che sarebbe diventato il marito di Clotilde, il maggiore Claudio Luciano. Un ballo, una stanza che si illumina, il matrimonio, l’amore.
«Ma il destino mischia le carte – continua a raccontare Fumero, mentre suonano le note di un valzer in sottofondo -; c’è la guerra. Il rapporto tra i due sposi diventa solo più di lettere dal fronte. Poi l’epidemia di febbre spagnola e la morte dell’amato marito. Lei ha solo 21 anni ed è vedova».
Nonostante tutto, Clotilde riesce a reagire, si impegna e aiuta altre donne in difficoltà, anni dopo le ospiterà a casa sua e lo farà anche durante il secondo conflitto mondiale.
