
Il nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente scatta una fotografia a luci e ombre per la qualità dell’aria in Piemonte. Se da un lato lo smog nelle città italiane diminuisce, il calo non è ancora sufficiente per un cambio di rotta decisivo. Nel 2025 i capoluoghi che hanno superato il limite giornaliero di PM10 sono scesi a 13 (erano 25 nel 2024), ma l’allarme resta alto: applicando i futuri limiti europei previsti per il 2030, oltre metà delle città italiane risulterebbe oggi fuori norma.
I NEMICI INVISIBILI
Per comprendere i rischi, è necessario distinguere tra i diversi inquinanti monitorati dalle centraline Arpa. Le PM10 sono polveri sottili derivate da traffico e industria che si depositano nei bronchi. Ancora più pericolose sono le PM2.5, particelle finissime capaci di raggiungere il sangue, e il biossido di azoto (NO2), un gas irritante prodotto principalmente dai motori e dalle centrali energetiche. A questi si aggiunge il benzo(a)pirene, sostanza cancerogena che deriva dalla combustione di legna e carbone. Proprio per la mancata gestione di questi inquinanti, a gennaio 2026 la Commissione Europea ha aperto una nuova procedura d’infrazione contro l’Italia.
LA CLASSIFICA DELLO SMOG
Nella “classifica” nazionale dei superamenti del limite di PM10, Torino (con 39 giorni di sforamento) si posiziona meglio di città come Palermo (89 giorni), Milano (66) o Napoli (64). Tuttavia, osservando con più attenzione il territorio piemontese e il bacino Padano, emergono criticità inaspettate in centri medi e aree pedemontane.
Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, è stata chiara: «Il Piemonte è oggi uno dei territori più critici della Pianura Padana. Le centraline di centri come Chieri, Mondovì, Settimo Torinese e Cavallermaggiore registrano valori già ora superiori ai limiti previsti per il 2030».
CASO CAVALLERMAGGIORE
L’inserimento di Cavallermaggiore nell’elenco delle città critiche non passa inosservato. La città, dotata di una centralina fissa nei pressi del tennis e della scuola dell’infanzia, sta vivendo mesi di forti tensioni politiche. La possibile realizzazione di un impianto per il trattamento di pali telefonici (spesso definito “inceneritore” nel dibattito pubblico) in una vicina frazione ha riacceso i riflettori sulla qualità dell’aria, tema che è stato protagonista assoluto dell’ultimo Consiglio comunale.
