
Una serata per affrontare un tema spesso messo in secondo piano nella narrazione dell’attualità globale, concentrata spesso su conflitti e sviluppi politici più vicini a noi o più impattanti nella nostra realtà. Venerdì, a Palazzo Taffini, si è tenuto l’incontro “Difendere la vita, difendere la libertà: no alle esecuzioni in Iran” organizzato dall’associazione culturale Panta Rei con il patrocinio del Comune, Regione, Provincia, diversi paesi del cuneese e del comitato regionale per i Diritti Umani e Civili.
«È un tema, quello della situazione politica in Iran, che sento molto vicino e per cui abbiamo voluto fortemente questo incontro con i nostri relatori – ha introdotto la presidente di Panta Rei Carla Sapino -. Questo paese oggi non è libero, è governato da un regime che nega moltissimi dei diritti che noi qui siamo fortunati a dare per scontati e che, in particolare, si accanisce sulle donne iraniane. La speranza arriva però proprio da una figura femminile, Maryam Raiavi, leader del movimento di liberazione che ha la carta dei diritti dell’uomo come base dei propri principi e che vorrebbe un Iran libero e pacifico».
La storia del paese mediorientale non è molto diversa da quella italiana: come fu per l’Impero Romano, in Iran si sviluppò e divenne grande la Persia, “avversario” dell’occidente in molte delle celebri e antiche battaglie che si studiano a scuola. Come spiegato dal vicepresidente Maurizio Paoletti, il retaggio persiano si è poi protratto negli anni fino al ‘900, quando diversi scossoni politici hanno portato alla nascita dell’attuale regime, attore fondamentale in moltissime tensioni nate nella zona: dal progetto nucleare ai recenti scontri con il mai riconosciuto stato di Israele.
Il momento più interessante della serata è stato però dettato dall’intervento dei due relatori iraniani Elham Nikzat, responsabile per il nord Italia dell’associazione Donne Democratiche Iraniane, e Khosro Nikzat, presidente dell’Ordine dei Medici e Farmacisti iraniani residenti nel nostro paese e rappresentante del Comitato della resistenza iraniana. In primis, con una lettera dura e sentita, la dottoressa Nikzat ha spiegato quale sia il ruolo gravemente calpestato delle donne nel suo paese, chiedendo una maggiore attenzione internazionale nei confronti delle connazionali e invocando anche l’aiuto dei paesi occidentali.
