
Pete Kercher, cofondatore EIDD – Design for All Europe, anglo-tedesco ma dal 1978 residente in Italia, opera nel mondo del progetto e della comunicazione con il suo studio KSDC, ma soprattutto promuove il ruolo innovativo del design e l’inclusione anche in campo economico, sanitario e culturale, è consulente in progetti internazionali e collabora con governi regionali e nazionali per le questioni della diversità umana, dell’inclusione sociale e del design.
Pete è un “gigante” del settore ma anche un grande comunicatore, aiutato da un italiano perfetto ma con un simpatico accento inglese ha intrattenuto, all’Aurora, varie classi di studenti per far capire loro quanto sia importante che chi progetta ora (qualsiasi cosa, da una casa ad un accessorio) possa pensare già a facilitarne l’uso a chiunque.
Chiunque: abili, disabili, uomini, donne, alti, bassi, magri, grassi. Portando prove inconfutabili di come questo, in futuro, possa addirittura essere un “volano” economico e, perché no, anche turistico (la facilità di “usufruire” di una città la rende più attrattiva, no?).
Nel convegno “Design for all – una introduzione alla teoria, pratica e metodologia”, organizzato dall’Ashas e moderato dal giornalista Doriano Mandrile, dopo Kercher è stata la volta di Claudia Piolatto, architetto del colore e di ambienti collettivi che ha stupito tutti con la dimostrazione di come, già “solamente” con un accorto utilizzo del colore, si possa facilitare di molto la vita di chi, magari, ha problemi di vista, di equilibrio, di orientamento.



