
In questi ultimi giorni, una gradita sorpresa ha raggiunto i cittadini caramagnesi; è infatti iniziata la distribuzione ai nuclei familiari residenti di una copia del nuovo libro di Gino Osella, intitolato “Le colonie di Santa Fè”, edito dalla “Gino Osella Editore”.
Dopo “Tornano i bastimenti” (1994), Gringo” (2005) e “Santa Fè” (2009), Gino torna a parlare di un suo vecchio amore, l’Argentina, terra di migranti che ha accolto un numero considerevole di piemontesi.
La storia ruota attorno alle prime colonie formatesi nella regione di Santa Fè, intorno alla metà del 1800 e abitate da cittadini svizzeri, tedeschi e francesi (la cui storia fu parallela a quella di molti emigranti piemontesi), attratti dalla possibilità di arricchirsi in una terra in gran parte sotto-popolata e con una grande disponibilità di appezzamenti da coltivare. Analizzando il punto di vista di coloro che per primi hanno accolto i migranti, il testo descrive le loro difficoltà d’integrazione e molti aspetti relativi all’organizzazione delle colonie, con spunti sull’impreparazione del governo argentino ad ospitare un così vasto fenomeno.
Sulla strada dei migranti, difficoltà legate all’adattamento, in quanto non tutti avevano alle loro spalle un passato di agricoltori, gli imprevisti legati allo sviluppo delle colture e dell’allevamento (in particolare derivanti dalle fastidiose invasioni delle cavallette ed al pericolo di carestie), il timore per le eventuali irruzioni degli indios, le difficoltà create dai rapporti non sempre idilliaci tra protestanti e cristiani, la fatica nell’individuare una guida comune in grado di far convivere i due gruppi. Dal canto suo, il governo argentino prova a venire incontro ai nuovi abitanti, fornendo loro terre, animali ed aiuti economici, con la nascita dei primi istituti bancari, imponendo una restituzione delle somme prestate per mezzo di donazioni di parte dei prodotti coltivati, ma anche imponendo Giudici di Pace che dovevano salvaguardare l’ordine nelle colonie, con risultati non sempre soddisfacenti.
Nascono e crescono le prime grandi comunità formate da nuclei familiari numerosi che contribuiscono alla creazione delle prime città, con la costruzione di abitazioni sempre più solide ed edifici e locali pubblici. Interessante il rapporto tra la descrizione di come apparivano le vaste terre disabitate, in cui regnava sovrana la mano di Madre Natura, e quello successivo alle migrazioni, con cambiamenti legati alla mano dell’uomo.
