
Un evento che attendeva ancora una chiusura ufficiale. Ad un paio di mesi dall’esordio di Pathos Festival, una manifestazione che metteva al centro le emozioni e che ha creato diversi momenti di grande interesse tra svago e cultura, si è tenuto nella sede saviglianese dell’Università di Torino l’incontro di restituzione sulle domande proposte ai giovani, primi fruitori dell’iniziativa, su alcuni temi di introspezione.
“Cosa diresti al te stesso bambino?”, “Cosa temi per il futuro?”, “Cosa non riesci a dire?”, solo alcuni degli spunti ai quali era possibile rispondere. Sono state quasi 600 le risposte arrivate agli organizzatori tramite le cartoline, canali social e web e all’esperimento dei ritratti analogici, senza contare poi tutti coloro che hanno contribuito al “Murales delle emozioni” e ai manifesti bianchi esposti in giro per la città e presto riempiti con pensieri, riflessioni, battute e giochi di parole.
«Pathos – spiega l’assessore alle Manifestazioni del Comune di Savigliano Filippo Mulassano – non è stato un evento da guardare, ma da vivere. Il pubblico non è stato fermo, ha partecipato, interagito, lasciato un segno. Abbiamo voluto creare un’esperienza collettiva, in cui le emozioni sono diventate cultura condivisa. Abbiamo posto delle domande perchè l’evento è nato dal dialogo. Sono stati posti quesiti semplici, ma diretti. Domande che non richiedevano “la risposta giusta”, ma quella personale».
Le risposte raccolte sono state poi consegnate ufficialmente all’Università di Torino, sede di Savigliano, e alla Fondazione Lateral, nata recentemente con l’obiettivo di accompagnare i giovani e di supportarli. Verranno analizzate per capire meglio cosa vivano davvero i ragazzi, quali siano le loro preoccupazioni, cosa si aspettino dal futuro e quali percorsi o iniziative possano aiutarli concretamente.
