
Il 2025 si è concluso con 37 vittime sulle strade della provincia di Cuneo, un dato che, pur confermando un trend generale in calo rispetto alla media storica del decennio (attestata sui 45 decessi annui), pone il territorio di fronte a una sfida sociale ancora aperta.
L’analisi dei numeri rivela una realtà complessa: lo scorso anno hanno perso la vita 15 automobilisti, 15 motociclisti, 5 pedoni, un ciclista e un autista di furgone. Se confrontato con l’ultimo quinquennio, l’andamento mostra una certa fragilità. Dopo i 48 morti del 2021 e i 47 del 2022, si era registrata una flessione nel 2023 (29 vittime) e nel 2024 (33 vittime), rendendo i 37 decessi dell’anno appena concluso un monito sulla necessità di interventi strutturali e culturali costanti.
La sfida della sicurezza nel Cuneese è strettamente legata alla natura stessa del territorio. Con oltre 3.200 chilometri di strade e 247 Comuni sparsi tra pianura, collina e montagna, la Granda presenta un tasso di motorizzazione altissimo: su 600 mila veicoli registrati, oltre 420 mila sono auto. In molte aree montane, la carenza di alternative di trasporto pubblico spinge il numero di vetture a superare quello degli abitanti, aumentando l’esposizione al rischio stradale.
Il periodo più critico dell’anno è quello estivo, con giugno come mese record (8 vittime). Tra giugno e settembre si sono concentrati 20 decessi, con una particolare incidenza tra i motociclisti (12 vittime), categoria che si conferma tra le più vulnerabili durante i mesi di maggiore mobilità.
Secondo il presidente della Provincia, Luca Robaldo, la lotta al fenomeno deve passare attraverso un doppio binario: quello tecnico e quello educativo. Per il 2026 è già stato programmato un massiccio piano di bitumature per migliorare la qualità del manto stradale, ma l’impegno si estenderà anche ai progetti di sensibilizzazione nelle scuole, come “Sicuri per scelta”, realizzato con le fondazioni bancarie.
