
Il suo motto è “non smettere di vestire la stoffa nuda della libertà”.
Il racconigese Giorgio Cardellino compone poesie, anche se nella vita fa tutt’altro: è imprenditore, gestisce una piccola azienda di caffè. Eppure ha sempre amato la scrittura come forma di espressione di emozioni, sensazioni e storie. In occasione della Giornata mondiale della Poesia (21 marzo), lo abbiamo incontrato.
Quando e come è nata la sua vocazione per la scrittura?
«Se dovessi citare una data da cui tutto ebbe inizio, direi intorno al 1976 (avevo 18 – 19 anni). All’epoca suonavo in un gruppo di sette musicisti chiamato “La Compagnia Cantautori”, con cui realizzammo parecchi concerti in giro per l’Italia. Ognuno di noi portava i propri pezzi, che poi venivano arrangiati musicalmente insieme. Qualche anno più tardi le nostre strade si divisero e gli impegni della vita adulta presero il sopravvento, ma il bisogno di mettere nero su bianco i pensieri rimase. Continuai quindi in privato, dedicandomi soprattutto alla poesia e conservando i miei lavori nel cassetto. Oggi, avendo più tempo a disposizione, la scrittura scorre meglio: è come se un vulcano interiore avesse finalmente trovato il modo di riversare sulla carta ciò che ho dentro».
La condivisione con il pubblico è venuta in un secondo momento. Come mai?
«Non avevo mai considerato questa possibilità finché, nel 2020, qualcuno che conosceva la mia produzione “silenziosa” mi ha incoraggiato a realizzare un libro. Così, nel 2023, è uscito “Canti di notte”, la mia prima raccolta, contenente poesie e alcune vecchie canzoni. Il volume riunisce scritti composti nell’arco di diversi decenni, dal 1976 circa fino al 2020».
E poi? Ha continuato su questa strada?
«Dopo la pubblicazione della raccolta, sono seguite diverse presentazioni e le prime vendite, piuttosto incoraggianti. Tra il 2020 e il 2023 ho ritrovato una forte spinta emotiva che mi ha portato a lavorare a un nuovo progetto: “Non pettinarti prima di partire”, dato alle stampe nel 2024. Il libro raccoglie 105 poesie e una trentina di micro-racconti, uniti dal tema del viaggio, metafora di quello più profondo della vita. È una riflessione sulle sue bellezze e difficoltà, sulle scelte che ognuno è chiamato a compiere. Un percorso tra poesia e pensiero, in cui i personaggi incontrati sono simbolici e accompagnano il viaggiatore fino al mare, punto finale del cammino, dove dovrà confrontarsi con la domanda essenziale: perché ho vissuto?».
Il cantautorato continua ad affascinarla?
«È una parte imprescindibile del mio percorso. Un anno e mezzo fa, ho ritrovato un vecchio amico, Gabriele Zangirolami, e insieme abbiamo deciso di trasformare alcune mie poesie in canzoni: ne sono nate cinque. Da questa collaborazione è scaturito anche lo spettacolo “Non pettinarti prima di partire”, un reading di poesie e brani musicati che stiamo portando in giro in diverse città, tra le ultime Acqui Terme e Pavia. In queste occasioni accompagno i testi con la chitarra, che suono in modo amatoriale. Per coltivare e condividere il mio lato artistico, partecipo a eventi in vari club, soprattutto a Torino, e frequento l’associazione culturale Cenacolo Clemente Rebora di Savigliano».
Ma allora, cos’è per lei la poesia?
«Difficile definirla in poche parole. Direi che è uno strumento per osservare e interpretare la realtà, per raccontare l’esistenza nei suoi contrasti e nelle sue sfumature. Non si limita alle emozioni personali: è un modo per riflettere sul mondo, sulle persone e sulle scelte che ci riguardano tutti».
L’intervista prosegue sul Corriere.
