
C’è un rumore che, forse più di ogni altro, ha scandito il ritmo della rinascita italiana del dopoguerra: il ronzio metallico di un motore a due tempi. Quest’anno, proprio di questi giorni, la Vespa compie 80 anni. Nata nel 1946 da un’intuizione che trasformò l’alluminio aeronautico in design su due ruote, la creazione di Piaggio è diventata un’icona globale. Se a Pontedera batte il cuore industriale, a Savigliano pulsa da quasi un secolo una passione che profuma di amicizia.
LA FONDAZIONE DEL PRIMO CLUB
Tutto ebbe inizio nel 1947. L’Italia era un cantiere a cielo aperto. Tra le fila dell’Unione Sportiva Saviglianese spuntò una sezione Moto Club: allora la sfida era epica, una sorta di derby tra la Vespa e la Lambretta. Erano anni di gimkane e polvere, dove il mezzo non era solo trasporto, ma orgoglio. Il vero atto di fede, però, porta la data del 1° maggio 1952: immaginate via Sant’Andrea invasa da un nugolo di scocche colorate. Davanti all’agenzia “Mondino & Forneris”, il rombo dei motori copriva le voci concitate. Quel giorno nacque ufficialmente il Vespa Club Savigliano. Un corteo sfilò fino al santuario della Sanità per la benedizione del vessillo sociale, sotto lo sguardo del primo presidente, il geometra Mario Bertone, e della madrina, la moglie del sindaco. In quegli anni, il club divenne un’istituzione: 200 soci, raduni nazionali e una fama che arrivò fino ai vertici del vespismo italiano. Poi, nel 1973, il silenzio.
LA RINASCITA DEL PUNGIGLIONE
La crisi che colpì il movimento nazionale spense i motori ufficiali anche a Savigliano. Ma le Vespa non sparirono: rimasero sotto i teli nei garage, coccolate in attesa di tempi nuovi. Nel 2001, quasi trent’anni dopo, un gruppo di amici decise che era ora di tornare in strada. Nacque “Il Pungiglione Vespa Club”. Il nome scelto non è un caso: l’ape stilizzata nel logo racconta di un carattere vivace, pronto a scattare, profondamente legato alle radici del territorio cuneese. Da allora, guidati oggi dal presidente Paolo Flesia, i soci del Pungiglione hanno macinato chilometri e ricordi. Dalle colline di Langa ai tornanti della Corsica, dal sole della Sardegna al verde della Toscana.
Sul Corriere di questa settimana anche l’intervista al “professore” Luciano Gianti che racconta la sua incredibile collezione con modelli d’epoca.




